Tal di raggi superni inclito lume Sorse, e rimbombo da l'Eroe lontano, Poscia vicino, oltra l'uman costume Ei folgorò con formidabil mano; Squarcia le squadre, e fa di sangue un fiume Correr spumante, e tutto copre il piano Di tronche membra, e di sbranati arnesi, E calpesta guerrier sul pian distesi.
VII
A l'orrido Gorgutto egli s'avventa E 'l cor gli passa col celeste acciaro; Subito di pallor sozzo diventa, E ciechi gli occhi in sul morir gelaro; Egli sul Grago già menò contenta Sua vita, e stette co' duri orsi al paro, Al fin pentito di quei rischi indegni Venne di Rodi a guerreggiar ne i regni.
VIII
Giù ruinando in su la terra appena Il colpo diè, che sul morir feroce Ergendo il capo da la bassa arena Inverso Micalogle alza la voce: Poscia, che guerreggiando oggi ne mena A dura morte il Cavaliere atroce, Deh fin ch'a te nel petto il vigor dura I cari amici vendicar procura.
IX
Spegni tu l'empio, o Micalogle, e scorno Fa poi col ferro a quei suoi membri spenti; Se fai col duro teschio a lor ritorno, Stella sarai fra le paterne genti. Sì gonfio d'ira ei fea volare intorno Per sua vendetta gli animosi accenti; Nè Micalogle ad ascoltarlo è tardo, Che tende l'arco e fa volarne il dardo.
X
Indi la destra al manco lato stende E sfodra il ferro, e spigne innanzi il piede, E vuol ferir, ma su lo scudo offende, E senza piaga il fiero acciar sen riede; L'alto guerrier mena la spada, e fende Là, 've gli spirti del polmone han sede; Ei cade a terra; ed AMEDEO calcando Va tronchi e morti, e non dà posa al brando.