E dal guardo non manco aspro veneno Cosparge Aletto, ed a volar non lenta Trova Megera, e dal terribil seno Empie parole imperversando avventa: Pur sotto l'asta d'AMEDEO vien meno La turca gente o sbigottita, o spenta, Nè di più rinfrancarla hanno potere Tante del nostro inferno armate schiere?

XXXVII

Un sol nemico ne soggioga, indegna Per noi memoria, ah gli si sterpi il core A brani, a ghiado il traditor si spegna, Megera; e quì divampa ira e furore; Megera in ascoltando aspra si sdegna, Nè per gli occhi travolve ira minore; Sì fiere si movean l'anime infeste, Ma raffrenolle il regnator celeste.

XXXVIII

Termine ei fisse a i Rodïan dolori Pur come piacque al suo volere eterno, E tante de' demoni ire e furori Volle serrar nel tenebroso inferno; Però ne l'alto in fra gli eterei cori Del numeroso esercito superno Egli rivolse in ver Michele il guardo, Unqua suoi cenni ad ubbidir non tardo:

XXXIX

Scendi su Rodi, e fa sentir tua voce, E i demon scaccia a la prigione orrenda; Di', che non sia la giù spirto feroce Sì che di nuovo a le battaglie ascenda; Michel s'inchina, ed a partir veloce Stringe grande asta con la man tremenda, Asta, ch'a braccio altrui vibrar non lice, Forte, grave, immortal, sterminatrice.

XL

Gran scudo imbraccia a la sua fè commesso; Pregio immortal, dal gran tonante eterno. Il dì ch'ei spinse col gran scudo istesso I rubellanti dal gran ciel superno; Quivi timor, quivi terrore impresso, Quivi era orror del tenebroso inferno; V'era che 'n alto, abbominati esempi, Ergea gran seggio il regnator de gli empi.

XLI