Ma perchè di tuo scampo ecci nel core, Come è ben giusto, disianza estrema, Tutto che molto lieve il tuo dolore, Non poca parte del gioir ci scema; Pur così ti vuò dir: non ha timore Il buon Geloo, che tanto o quanto il prema; Sì che la Dio mercè salva è tua vita, E di gloria immortai fia la ferita.
XXVIII
O de l'Asia terror, non fia guerriero, Che di candida croce il petto segni, In cui per ogni età saldo pensiero De' tuoi gran merti in mezzo il cor non regni, Quanto del ciel per l'immortai sentiero Riguarda il sol tra' luminosi segni, Ovunque onda di mar percote i lidi, Faran sonar di tua vittoria i gridi.
XXIX
E quei rende risposta in voce altiera Posatamente: io maneggiate ho l'armi Come convenne; or che mi campi o pera, Al gran voler di Dio debbo quetarmi; Ma che da Rodi servitù sì fiera Io facessi lontana ho da vantarmi; Quivi acciò si riposi, e gli occhi abbassi Folco il saluta, indi moveva i passi.
XXX
Ma che fuor quelle tende alcun s'arresti De i cavalier, ch'egli ha da lato impone, Acciò servigi ad AMEDEO sian presti, Se forse di servir vegna cagione; Poscia le squadre armate, e i duci desti Che sian comanda, e come suol dispone Guardia fidata a le percosse mura, E come sempre d'ogni risco ha cura.
XXXI
Ma nel regno infernal, dove circonda Tartaro sempre tenebroso, e dove Tra zolfi accesi Flegetonte inonda, E dove Lete innavigabil move Su l'estinto Ottoman doglia profonda Quell'empie turbe a lamentar commove, E di cordoglio e di bestemmie inferne Sentonsi alto ulular l'empie caverne.