Costei tra boschi, e su l'Emonia riva Incantando abitava erma caverna, E fama indegna per la terra argiva Gloriosa la fea ne l'arte inferna; Ma tempo fu che 'l buon Geloo sen giva Lunge col piè da la magion paterna Fuggendo di matrigna empio disdegno, E colà d'alto onor fu fatto degno.

XXIII

Onfale il vide, e de' suoi be' sembianti Ardendo ebbe a soffrir pena profonda; E perch'ei gisse altier fra gli altri amanti Non pur valor di sconosciuta fronda, Ma gli volle insegnar forza d'incanti Onde cangiar potesse il corso a l'onda, Ed affrettasse ed arrestasse i venti, E del sole oscurasse i raggi ardenti.

XXIV

Egli gentile appien l'animo tolse Da quei secreti abbominati e crudi, E sol de l'erbe a penetrar si volse Con l'arti di costei vizj e virtudi; Quinci fu chiaro, e bella fama sciolse I gridi intorno a celebrar suoi studi, E se del suo valore unqua diè segno, Or per lo grande Eroe sforza l'ingegno.

XXV

D'armi e di panni a dispogliarlo attende, E perchè 'l lasso corpo aggia quiete Sopra morbide piume egli il distende Tra fregi d'oro e tra Meonie sete; Poi preme e terge la ferita, e spende Ivi intorno licor d'erbe scerete Che le percosse inacerbir divieta, Dittamo scelto che fiorisce in Creta.

XXVI

Medicato l'Eroe, prende commiato, Ed a lui prima, a gli altri poi s'inchina; Indi il buon Folco al cavalier piagato, Tutto lieto a mirar, si ravvicina, E dice: al nostro miserabil stato, Signor, col braccio tuo forza divina Termine ha posto, onde ci colma il petto Un già poco sperato alto diletto.

XXVII