Spento giace Ottoman, e chi lo spense Stagli sopra ridendo: al fin dei detti, Non più di doglie, che di rabbie immense Quegli armati fedeli empiono i petti; Come da selve solitarie e dense Orridi lupi da digiun costretti Infra gregge sen van, così veloci Nè men contra AMEDEO mosser feroci.
XVIII
Ed egli alto gridò, ben che ferito, Vibrando il brando con altier sembianti: Empi, nemici al ciel, cotanto ardito Un sia di voi, che si sospinga avanti. Sì disse, e fu quel dir per l'aria udito Qual rimbombo di fulmini tonanti, Sì l'Angel suo, ch'a lui vicin sen vola Fe' grande il suon de la mortal parola.
XIX
Ed indi sparso d'aureo nembo ardente Pur in sembianza incontrastabil fiera Tende lor contra con la man possente Arco, che d'ogni scampo altrui dispera; Arco, di cui minor tende sovente Arco in ciel di Giunon la messaggiera; Quei si posero in fuga; ognun s'affretta; E rimane Ottoman senza vendetta.
XX
Fama intorno ne va; Folco l'ascolta Per cento bocche, ed a le trombe impone D'ognintorno sonare alto a raccolta; Ed ei ratto s'aggiunge al gran campione, Seco al fin verso Rodi il piè rivolta; Al fin perviene a la real magione Ove con molti messaggier si chiama Fisico altier di peregrina fama.
XXI
Destrissimo di man, di polso forte E di vista lincea venne Geloo, Secondo pregio in far contrasto a morte, Ma non men chiaro, che 'l primier di Coo, Pur che nobili sian tutte egli ha scorte L'erbe del suolo Esperio e de l'Eoo; Ed ogni lor virtù gli fe' palese Onfale che di lui forte s'accese.