Fuior del caduco mondo aurei splendori Ornano campi, ove Regine, e Regi Di sempiterno gaudio empiono i cori, Premio dell'armi e degli affanni egregi; Or se con me goder cotanti onori Di fragil vita per desio non spregi, Sugo ti porgo, che d'un sorso solo Basta il vigore, e te ne vieni a volo.

XXXVII

Cotanto appena il rio demon favella, Che s'involve di nebbia atra e profonda, Ma lascia l'oro avvelenato; ed ella Ponselo a bocca, e tutto il cor n'inonda; Nè fra tanti martir punto men bella, Stassi del caro letto in su la sponda; Ivi del suo signor la destra prende Con la sua destra, e l'ultim'ora attende.

XXXVIII

Fra pensier varj ora rivolge in mente Scettri, corone, e quegli onor cotanti, Onde fu lieta; or la stagion presente, E l'acerbo dolor, ch'ella ha davanti; Quando poscia partir l'anima sente, Compone il busto, e con le man tremanti Sul volto si dispiega un aureo velo, E traendo sospir fassi di gelo.

XXXIX

Qual, se candida nube in alto ascesa Le rose adombra, onde il mattin s'infiora, Ben rimiriam ch'ella ne langue offesa, Ma pure è vaga a riguardar l'aurora; Tal già la guancia di bell'ostro accesa Sotto freddo candor si discolora, E di mortal pallor le labbra asperse Han non so qual beltate anco a vederse.

XL

Quasi non era ancor dal corpo adorno L'afflitto spirto per sua via partito, Che facendo Ebrain colà ritorno D'Ottomano il desir vide fornito; Pria dal duol vinto fe' sonare intorno Gemito tal, che rassembrò muggito; Disse poscia: alto Re, dovunque godi Vita immortale, il tuo fedele or odi.

XLI