A costui Folco favellò: le mura Già tutte aperte, e da gli assalti offese, Parte pregando ho già lasciate in cura Ed a l'Ispano, ed al valor Francese; Parte non men di lor farà secura Il valor de l'Italiche difese. I duci io vidi; e coraggioso e forte Trovai ciascuno a vilipender morte.
XLIV
Lancastro, alberghi d'oro, alta ricchezza, Qual sommo ben non ogni spirto ammira, Ed anco in van scettro real si prezza; Sì miseria sovente in basso il tira; Ma tra rischi di morte oprar fortezza, Vincer la rabbia de' nemici, e l'ira, E consacrarsi a Dio ciascuno onora; Ciò dentro il tuo gran cor faccia dimora.
XLV
Rispose: e qual posso incontrar fatica, Quale oggi sarà stral, che mi percota, O qual m'assalirà spada nemica, Ch'altra in guerra simìl non mi sia nota? Io da l'etate acerba a questa antica, O per prossima piaggia, o per remota, Ed in terra, ed in mar vibrate ho l'armi: Signor, studio soverchio è 'l rifrancarmi.
XLVI
Mentre così dicea, volge animoso Lo sguardo acceso di terribil lume, E su l'elmo scotea cimier pomposo Di fregi d'oro, e di purpuree piume; Sembra fra' suoi seguaci olmo frondoso, Che trema i verdi rami in ripa al fiume Sotto Aquilon. Folco godea, che 'l vede Fiero cotanto; indi moveva il piede.
XLVII
E venne in mezzo a la città. Raccolto Fra' termini, che 'l duce ivi prescrisse, Stava gran stuolo in lucide arme avvolto Per gir colà, dove chiamarsi udisse. Folco ivi giunto, fe' sereno il volto, Ed ivi i passi raffrenando, disse, Verso color, che con silenzio attenti Coglieano il suon degli aspettati accenti: