Quinci a l'orror de le battaglie volto Non tralignò; pien di vigore il petto, Fortissimo di man, sul piè disciolto Non avea, fuor che d'armi, altro diletto; Ma pur d'Amore entro la rete involto All'imperio di lui si fe' soggetto, E grave piaga volentier sofferse, Ch'ammirabile donna in cor gli aperse.

LIV

Ella per l'Asia intorno era famosa, Non pure in patria, ed appellossi Egina, D'Argesto nata, e de la grande Ermosa. Suoi nobil pregi ogni superbia inchina; E beltà Rodi nominar non osa, Ch'a la beltà di lei vada vicina, Nè forza di tesor le venìa meno, Anzi d'ampie castella aveva il freno.

LV

Felice a pien; per Trasideo bramata Già da' suoi genitor gli si promise; Ma venne il Turco, e la stagione armata Celebrare Imenei non gli permise. Questa beltà fervidamente amata Ei per mirar alquanto in via si mise, Dando a gli sguardi suoi, che tempo corto Avean di rimirarla, alcun conforto.

LVI

Dunque volgendo al caro albergo i passi Per varchi chiusi a le straniere genti, Ampia sala trovò, per onde vassi In loggia aperta a lo spirar dei venti: Quì con la vecchia madre Egina stassi Splendida in gonna di tessuti argenti, E con l'eburnee mani ordiva rete Di fila aurate, e di cerulee sete.

LVII

Ma come il volto amato ebbe davanti In repentino oblìo sparse i lavori, Ed agitata ella cangiò sembianti Accesa il volto di più bei rossori; Nè meno in Trasideo; stile d'amanti; Si destaro nel sen geli ed ardori, Chè nell'istesso punto or rosso, or bianco Interrotti sospir trasse dal fianco.

LVIII