Ver lui, che contra lei s'era rivolto, Si move Ermosa, e con desir l'abbraccia, Ed indi afflitta gli diceva: ascolto D'armi orribile suon che 'l cor m'agghiaccia; Deh chi sarà nel ciel, che quinci tolto L'aspro Ottoman, così dolente il faccia, Come gli empi furor del duro Scita Empiono di dolor la nostra vita?

LIX

Provin, provino, oh Dio! de' nostri affanni Il gran martir nei proprj lor perigli, Ed al peso sentir de' nostri danni Dannati sian lor genitori, e figli; Ma te la gioventù de' fervidi anni, O speme del mio cor, sì non consigli, Che dietro un nome lusinghier di gloria, Di te stesso, e di noi perda memoria.

LX

Quando lucente, e di metal guernito T'avanzerai ne le battaglie orrende Rammenta, Trasideo soverchio ardito, Di chi piangendo i tuoi ritorni attende. Sì parla, e giù dal volto scolorito Calda pioggia di lagrime discende; Ma non scemando in Trasideo l'ardire, Verso le donne amate ei prese a dire:

LXI

Guarderà su nel ciel questa mia vita, Qual per l'addietro, alta Pietà divina; Vuolsi sperar: non lusinghiera aita D'uno Italico Eroe fassi vicina. Con questi detti a confortarsi invita L'anima bella de l'afflitta Egina; Ma per conforto in van forma ogni detto: Cotanto affanno le conturba il petto.

LXII

Ella ver Trasideo rivolge alquanto Le vaghe ciglia, indi le affisa in terra, E ne' begli occhi le lampeggia il pianto, Cui per estrema forza il varco serra; Poi dimessa dicea: vivrem mai tanto, Che giunga il fin de l'odïata guerra? Sì che d'avverse trombe al crudo orrore Non ci si scota palpitando il core?

LXIII