LIII
Come cinghial, cui molti verni alberga Vesolo ombroso, ove assalirsi mira, Inverso i cacciatori, aspro le terga, Dal guardo irato i crudi incendj spira: E come incontra il fier, bench'ei disperga L'aste ferrate ne l'orribil ira, Affretta l'orme, e gli si scaglia addosso Con strano ardir l'abbaiator molosso:
LIV
Tal sta Fernando, e contra lui per via Tal fassi Alfange; ei la faretra in posa Lascia sul tergo, e da vicin ferìa Sì che romperli il calle altri non osa. Pur Diego l'incontrò, Diego d'Urìa, Germe tra' più gentil di Sarragosa, Di morte sprezzator, pur che si scriva Suo nome eterno al suo grande Ebro in riva,
LV
In quel momento duro stral pervenne, Colpo d'Astorgo, al Cavaliere Ispano; Astorgo in mezzo il petto il guardo tenne, E sciolse il dardo, e non lo sciolse in vano. Ch'al tergo il ferro, e sovra il sen le penne Fur del quadrel: Diego cadde sul piano, E rimembrando i genitori ei piange. Ma verso i Turchi favellava Alfange:
LVI
Chi nobile asta, e guadagnar disìa Ricche faretre, e di bell'or cimieri, Mostri valor, chè per la destra mia Ornerallo Ottoman di doni altieri; Ma chi codardo feritate oblia, Consorte, e figli più veder non speri; Or quì lo sbraneran queste mie mani, E farò del suo cor convito ai cani.
LVII
Nè perchè favellasse il piè ritarda, Anzi per entro la Cittate ei monta Fervidamente, e disïoso ei guarda, S'alcun de' Rodïan seco s'affronta. Fernando il vede, e par che d'ira egli arda, E de la gente a guerreggiar più pronta Ordina squadra bene armata e folta; Ed a frenare il Turco ei si rivolta.