XXXIV

Quinci mosse dal tempio, ed ebbe ardire D'appressarsi all'assalto; e quinci schiva Fu del saggio consiglio al dipartire Dianzi, ch'ogni altra donna indi partiva. Or mentre secondando il suo desire, Pur con Adrasta infra i guerrier sen giva, Adrasta vide il figlio, e seco a lato Starsi Erimanto, e vagamente armato.

XXXV

La gran Spartana giù del nobil seno Grida, o Pelasgo; ed ei si volse intorno; Ed il sembiante dimostrò sereno E di vera fortezza il guardo adorno. Ella soggiunge: non ti tenga a freno Rimembranza di morte in questo giorno; Fa schermo a Rodi da' nemici incendi; Pensa al nome di Sparta, onde discendi.

XXXVI

A tal detti risposta egli non porge; Anzi con forte piede oltra si spinge, E nel giovane petto impeto sorge, Tal ch'a vittoria, od a morir s'accinge. Ma, la sua donna, ove Erimanto scorge, A lei s'accosta e di parlar si finge, E pur di fiamme disïate, e ree Con gli occhi fissi un lungo incendio bee.

XXXVII

Poscia diceva: o del mio cor conforto, Unico Sole, onde dovea serena Farsi mia scura vita, e chi t'ha scorto? Certo la man d'Amore or quì ti mena; Chè se nei duri assalti io cadrò morto, Almen avrò da consolar mia pena; Poi che sul punto estremo oggi rimiro Chi per me raddolcisce ogni martiro.

XXXVIII

Sia di tua madre altiera il cor contento, Chè dato non t'avrà povero sposo, Quando poco splendor d'oro, e d'argento Oscura, appresso lei, merto amoroso; Ma se gli occhi rivolgi al mio tormento, S'al vivo foco ne le vene ascoso, Ove infelice mi consumo e moro, Dirai, che tanta fede era tesoro.