XLIX

Mentre così dicea, fosco diviene L'ostro amoroso in su la guancia smorta. Allora Adrasta a medicar le pene Ritorno far ne la magion conforta; Quinci il fievole corpo ella sostiene, Quindi parte Erimanto in braccio il porta Soavemente; e del comune affanno Pensosi e muti per cammin sen vanno.

L

Giunti a l'albergo de la donna amata, Tiensi Erimanto in su la soglia; e quando Son per entrar, la damigella ei guata Tra pensier varii, e di se stesso in bando; Nè può voce formar, ma s'acommiata Altamente gemendo, e sospirando; E bestemmiando sua crudel ventura, Volge ratto i vestigi in ver le mura.

LI

Seco dicea: perchè lo strale odioso Ha l'innocente vergine trafitta, E non questo mio cor? ch'ei men doglioso, E men l'anima mia ne fora afflitta. Oh! d'amore quaggiù mar tempestoso, Ove rompendo in scoglio ogn'or tragitta. Ma chi fia tra' mortali, o tra' celesti, Ch'a nostra aita per pietà s'appresti?

LII

Vergine bella, che sul Nilo a vôto Facesti uscir de l'altrui senno i pregi, Ed a l'eterno Dio serbasti il voto Tra le minacce di superbi Regi, Questa vergine guarda, ed io devoto Tue Chiese adornerò d'altari egregi, E sovra il Sinaì fermando il piede, Farò memoria di sì gran mercede.

LIII

Sì nudrendo nel cor mesti pensieri, Volgeva i passi; ed a la fin si trova Dove Fernando tra' campioni Iberi D'orribile battaglia arte rinnova. Lor si giunge Erimanto; e tra' più fieri Mena la spada, e di morir fa prova. Saliano i Turchi impetuosi; e quivi Di caldo sangue trascorrean gran rivi.