Di Rodi Angel divino alla difesa AMEDEO chiama, e 'l guida in sul naviglio; Ma l'empia Aletto allor da tanta impresa De' suoi temendo l'ultimo periglio, Alla stretta città novella offesa Sveglia Ottomano a far, col suo consiglio; Ed egli di Sultana il cor piagato, La mostra vuol veder del campo armato.
I
Musa, ch'alme corone al crine adorno Tessi di stelle, e di bei lampi ardenti, E dal Cielo, ove fai dolce soggiorno, D'ammirabile spirto empi le menti, Di' d'AMEDEO, come da Rodi intorno Tolse il furor de le nemiche genti, Quando a' Cristiani altar porgendo aita Il feroce Ottoman trasse di vita.
II
E Tu, ch'alto adoprando, ampio sentiero T'appresti, o CARLO, a le magion stellanti, Mentre pur sali, e nel vïaggio altiero Belle orme imprimi, odine lieto i canti; Non perchè 'l corso del real pensiero Spronar tu deggia del grand'Avo ai vanti; Non è mestier: così spedito, e franco Voli a le mete eterne unqua non stanco.
III
Scorgi sol, ch'agli Eroi sacra corona Dassi in Parnaso; e lo sperar sia certo, Ch'un dì cetra immortal lungo Elicona Temprerà Febo al tuo sì nobil merto: Bene alto in terra d'AMEDEO risuona Il giusto affanno in guerreggiar sofferto; Ma più sublimi inverso il ciel tue lodi Allor n'andranno: or dà l'orecchio a Rodi.
IV
Chi mosse in prima, e per pietà soccorse Quei tanto afflitti, e guerreggiati regni? Il gran Batista; Egli ver Dio sen corse Forte pregando, e mitigò suoi sdegni. Per le colpe di Rodi in ira sorse, Ch'avean d'ogni pietà varcati i segni, E guardava su lei con fronte carca Di ben giusto furor l'alto Monarca.