Già d'acerbi guerrier tutte cosperse Avea l'aspro Ottoman piaggie, o pendici, E già sforzando le difese avverse, De le mura abbattea gli alti edifici. Ma non Giovanni rimirar sofferse Senza conforto i popoli infelici, E sperando impetrarne alcun perdono, Di Dio sen venne a l'ineffabil Trono.
VI
Ed ivi ardente, come amore invita, Parlò cosparso di pietà ben vera: Alto Dio, la cui forza alta infinita Non mai per ira i peccator dispera, Che 'n lor miseria i Rodiani aita Sperin da tua mercè per mia preghiera, Etti palese; e s'io per lor procuro, Di non spiacerne a Te son ben sicuro.
VII
Eterno Redentor, tempra i disdegni, E di tua gran bontà cresci gli esempi; Non dar popoli tuoi, non dar tuoi regni A' tuoi nemici abbominati ed empi; Quante rie ferità, quanti atti indegni Su gli aitar forniransi, e dentro i Tempi? Quante vergini piè verransi a meno? Deh Dio, deh stringi a la giustizia il freno.
VIII
Così pregando inginocchiato avante Del Signor stava a l'immortal presenza, E di vera pietà colmo il sembiante Tenta per ogni via l'alta clemenza. A quel parlar commosso il gran Tonante, Rivolse nel pensier nova sentenza, E si dispose a dispensar pietate; Poi queste fece udir voci beate:
IX
In lor gran cecità non mai per certo Fian ciechi i peccator, s'a' lor peccati Dimanderan perdon col vostro merto, O nel colmo del Ciel spirti beati; Ed oggi i Rodïan del mal sofferto Godranno il fine, e gli avversarj armati Vedran sul campo traboccar funesti; Con sì fatta pietà preghi porgesti.