1. «Je remarque deux choses en la tromperie que le demon veut faire a Amedee lorsqu'il se presente a luy; l'une que luy voulant persuader que Rodes estoit desja priz, il devoit avoir priz la forme d'un homme de qui le nom fust cogneu par reputation et non pas d'une femme du tout incognue, que Amedee pouvoit avec raison croire s'en estre fuye de peur.» Il critico ha ragione.
2. «Et puisque l'auteur vouloit donner cette forme au demon, il devoit aussy y aiouter touttes les choses vray samblables; mais il n'est pas vray samblable, qu'une royne telle qu'il ( le demon ) se dit, soit aynsi seule parmi les rochers, et mesme ayant sa navire ancree a la plage voisine.» È verissimo che la finta regina dice ad Amedeo:
E mentre quì m'ascondo, il mio naviglio Ed il nocchier là già m'attende e posa;
ma trattandosi di piccoletto legno, come chi dicesse una gondoletta, potea ben essere che nel naviglio si trovasse un solo marinajo; il quale, rimanendosi a guardia del legno, non poteva accompagnare la regina; che non era poi la regina di Francia, ma di due isolette in levante.
3. «Et le discours d'Amedee me samble aussy peu vray samblable, car il ny a pas apparence qu'un si sage prence rancontrant une femme exploree luy aille dire qu'il vient pour secourir Rhodes, ny moins qu'il s'aille vanter que Dieu le mande pour donner ce secours; et puis enfin luy descouvre que Dieu luy ait envoyé un Ange pour ce subjet, et luy en doive envoyer encores un autre; car ces graces et ces visions se doivent celler a cascun, a plus forte raison a une femme et femme encores incognue.»
Che le grazie e le visioni si debbano celare, non è sempre vero; Raffaele diceva a Tobia, essere bene rivelare le opere di Dio. Lasciata dunque da un lato la ragione ascetica, non opportunamente allegata dal cav. d'Urfé, diremo che il Duca troppo apertamente scopre cose importantissime e segrete ad una principessa ignota; la quale, partendosi sul piccoletto legno, e divulgando il luogo dove Amedeo si stava, e i disegni che volgeva nell'animo, avrebbe potuto nuocere moltissimo all'impresa del soccorso di Rodi. In somma, in questo canto VI. sono versi bellissimi, nobili sentenze, e locuzione elegante; ma non è degno di quella mente che il compose, nè di quella scienza che sempre apparir debbe in tutte le parti d'un epico poema.
CANTO VII.
ARGOMENTO.
Il Re del Cielo ad AMEDEO destina Michele ad arrecar l'armi immortali: Pronto egli dalla torre adamantina A lui ne scende dibattendo l'ali E compie, l'alta volontà divina. Se le indossa AMEDEO; con armi tali Scende il monte qual turbine di vento, E i Turchi ingombra di mortal spavento.