LI

Chiaro è per sè, che dove Dio s'impiega, Non è contrasto: ma sua man possente Pur ciascun dì far meraviglie nega, Ed ama, che 'n suo pro sudi la gente. Deh! vien, Signor, dove costei ti prega; Fatti Duce de' nostri; indi repente Torna, tonando, ad Ottoman, che prende Lungo piacer de i vinti, e non t'attende.

LII

Così diss'ella; e non però commove Il gran guerrier a di là torre i passi; Chè, qual su l'Apennin quercia di Giove Contra i soffi di Borea, immobil stassi. Veggendo Aletto uscire in van sue prove, Indi sparisce rimugghiando, e fassi Fra le cresciute rabbie un foco d'ira. Ed AMEDEO con meraviglia il mira.

FINE DEL VI CANTO.

ANNOTAZIONI

AL CANTO VI.

Si è già detto nelle annotazioni al canto V, che nell' Amedeide minore nulla si ha di ciò che costituisce il canto VI della maggiore; e perciò manca l'argomento del Peschiulli. Quello del Poeta dice così:

«Aletto con inganni si prova di far partire Amedeo da Rodi; ma invano.»

Tre critiche osservazioni trovo nel MS. del cav. d'Urfé; le quali cadono sul canto VI.