Or, poi che dentro a l'ampia mole ascese, Da Dio sospinto, il messagger beato, Scudo, elmo, brando, intra' più scelti, ei prese, Onde AMEDEO scenda in battaglia armato, E tromba; onde egli a memorande imprese Sprona gli eroi con l'immortal suo fiato: Sì provveduto, in su l'aeree penne Dal sommo olimpo al cavalier sen venne.

VII

Passa il cristal, cui pura luce aggiorna, E 'l ciel trasvola giù di stella in stella; Passa ove accende le volubil corna De l'almo sol la vergine sorella; Varca il foco e le nubi; indi l'adorna Piaggia de l'aria rugiadosa e bella, E tra le selve di Filermo ombrose, A piè del gran guerrier l'armi depose.

VIII

Ivi fra viva luce, onde circonda, Orribile a veder, l'ampie foreste Con aura soavissima, gioconda, Scioglie in voce mortal, spirto celeste: L'armi, onde oggi Ottoman tua man confonda, Dal ciel ti reco; or tu feroce in queste Fulmina omai su le nemiche genti: E sta quale alpe al minacciar de' venti.

IX

La terra e 'l ciel tramuteransi avanti Che 'l fato crolli, ove il gran Dio destina: Sì cinto di dïaspri e di diamanti Stassi il voler de la virtù divina. Così gli dice; e spargli indi davanti: Pur come sol, ch'a l'oceàno inchina Rapido a sera: ed AMEDEO raggira Cupido i lumi, e le grandi armi ammira.

X

Qual, se in danze amorose anzi il cospetto Esce di duci peregrini e regi, Regia donzella, empie di gaudio il petto, Mirando sè con ammirabil fregi: Tale in petto AMEDEO cresce il diletto, In quelle armi guardando, eterei pregi; E più s'infiamma a la battaglia; e veste L'inclite membra de l'acciar celeste.

XI