Impugna il brando fiammeggiante, allaccia L'elmo d'almo fulgor giammai non spento, E l'ampio scudo fulminoso imbraccia, E scende, quasi in mar turbo di vento: L'adegua in corso; e l'implacabil faccia Michele ingombra di mortal spavento; E con sua tromba ad eccitarlo in guerra, L'aria scotendo, abbandonò la terra.
XII
Ciò rimirava, e stimolando Aletto A l'armi infiamma la commossa gente, E corre entro ogni vena, entro ogni petto, Qual corre lampo entro le nubi ardente; Quinci di guerreggiar nuovo diletto A' barbari agitati arde la mente. Trascorre il mostro, e i cori avvampa e punge: Quando tremendo ecco AMEDEO sorgiunge.
XIII
Quale il fiume superbo, ove ancor piange Cigno sul caso di Fetonte indegno; O quale il Nilo sconosciuto o 'l Gange, Se 'l freno usato ha de le ripe a sdegno, Dilaga orrendo in gran diluvii, e frange Ogni argine, ogni sponda, ogni ritegno, E biade e selve e ciò, che opponsi intorno, Ne porta al mar su l'implacabil corno.
XIV
A tal sembianza il cavalier superno Ne i campi avversi formidabil fere; Ed allor traboccò, preda d'inferno, Arsace il forte sotto l'armi altiere; Colmo d'orgoglio e di furore interno Ei trascorrea tra le seguaci schiere: Quando scorge AMEDEO, che orribil scende, E nel petto di lui la mira ei prende.
XV
Tende con dura mano arco lunato, Ove gran smalto, ove grande oro abbonda; Ma trascorrendo a vôto il dardo alato Poco le voglie de l'arcier seconda. AMEDEO l'urta; e nel sinistro lato Il brando insuperabile profonda: Gelido a morte singhiozzando ei geme: Con piè veloce il vincitore il preme.