GAETANO BARBIERI

MILANO
PRESSO LA DITTA ANGELO BONFANTI
Contr. della Passarella, n. 488.


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I. LA MAGRA FIERA.

Chi nel secolo decimosesto avesse attraversata agli otto di settembre quella catena di Apennini sgombra di nevi dal principio di aprile sino alla metà di novembre, piaggia incantevole per ogni sorta di produzioni della natura che ne ammantano i molti gioghi e le poche pianure, oggidì Calabria Citeriore, giunto al piè delle montagne del Sila, là donde sgorgando il Crati va a fecondare un’amena valletta, avrebbe veduto quivi apparata in tutta solennità una chiesa intitolata alla Natività della Vergine e dinanzi a questa una piazza, o piuttosto anfiteatro animato da immensa folla di terrazzani e stranieri, circondato di tende sotto cui stavano esposti in vendita non solo aranci e melegrane, non solo tutte le merci di cui abbonda quel fertilissimo suolo, ma quante ricchezze esotiche in oltre dal vicinissimo Mediterraneo venivano colà trasportate.

Nondimeno il desiderio di godere della totalità di una cotanto bella prospettiva gli sarebbe andato a vuoto nel 1510. Avrebbe udito sì lo squillo delle campane festive, veduti i padiglioni della chiesa addobbata da festa ed anche qualche baracca di venditori di vino; avrebbe veduti alcuni contadini e benestanti delle più vicine campagne oziare in sagrato e infilzar ragionamenti alla propria maniera, intantochè le loro donne stavano entro la chiesa intonando con le bellissime loro voci meridionali cantici alla Vergine sul metro che inspirò due secoli appresso que’ leggiadrissimi di messer Trionello[1]

Tu dunque nasci, celeste angioletta?

Deh quanto tempo è che il mondo ti aspetta!