Se’ tu colei che su l’arpa dorata
Lo re profeta n’avea cantata? ecc. ecc.
ma non sarebbesi incontrato in estranei, tratti ivi dalla curiosità o dalla brama di comprare o di vendere. Tutt’al più gli sarebbe apparso uno o due di quei palchetti posti quasi a livello della testa di un uomo su cui nelle fiere stanno seduti gravemente con la loro tromba divinatoria sempre apparecchiata l’astrologo o l’astrologa che danno per danaro a chi la cerca la buona o anche talvolta la trista ventura; perchè, per una di quelle anomalie non insolite ad incontrarsi nelle teste umane, mentre la popolazione del regno di Napoli è forse l’unica fra le nazioni cattoliche presso cui nè sovrani nativi nè stranieri nè pontefici arrivarono mai ad introdurre il tribunale dell’inquisizione, questa popolazione ha forse superate per lungo tempo tutte l’altre nelle superstiziose credenze. Ed avrebbe ancora vedute schierate in bella mostra, benchè non in divisa a quei tempi, le milizie comunali della città e della campagna che, avendo nella maggior parte delle loro attribuzioni ceduto il luogo alle assoldate bande straniere, erano scadute assai dal primitivo lustro, nè serbavano altre incumbenze fuor quelle di far gli spari nelle sagre all’ora della benedizione, di assicurare il buon ordine nelle fiere e in generale di mantenere il paese all’intorno possibilmente difeso dagli aggressori.
Qual era il motivo di una sì spiacevole novità? Si potrà raccapezzarlo dai propositi che si faceano da una brigata d’individui convenuti quivi nell’ora del vespro, i quali, simili ai contadini della nostra Lombardia, e per dir vero di tutta la cristianità, nell’aver paura che lor caschi addosso la soffitta del tempio se ci rimangono qualche minuto oltre ai lor conti, stavano aspettando quel tocco di campanella che li facea gettarsi tutti in una volta entro la chiesa ove, inginocchiati e seduti ad un tempo su le proprie calcagne, coi capi che toccavano terra e con una divozione non mentita, chè bisogna render loro questa giustizia, riceveano la benedizione dell’augustissimo Sacramento.
— Da che mondo è mondo non c’è mai stata una festa della Madonna così malinconica — diceva un giovinotto che però potea men degli altri della brigata sapere per esperienza da quanto tempo il mondo fosse mondo.
— Che cosa vuol dire, Gennariello mio, non esserci più il nostro buon re Federico! — soggiunse un vecchio massaio di comune che si dava una grand’aria d’importanza.
Contemporaneo a tale osservazione fu il mesto sorriso d’altro vecchio in poveri panni che, senza far parte di quella brigata, le stava ronzando attorno. Nessuno allora ci badò, eccetto il giovine Gennariello. Intanto saltò su un uomo di mezzana età volgendosi al massaio di comune:
— Per altro, compare, non vedo come c’entri il re Federico con la banda d’assassini della Bocca del Lupo che guasta tutti i nostri divertimenti e in grazia della quale soltanto abbiamo questa magrissima fiera. Quand’anche adesso vivesse sarebbe in Francia ove si ritirò per mangiar bene e bever meglio e non ci pensare ad altro. Oh sì ve’, lui che non fu buono di mantenersi nostro re e che ci donò via senza preveder nemmeno a chi ci donava, lui sì voleva esserci d’un grande aiuto! —
Qui il vecchio che avea sorriso prima mise un sospiro di cui altri s’accorsero; poi come sbadatamente si allontanò.
— Perchè ha sospirato quel baggeo che avea l’aria di starci ascoltando? — disse l’uomo di mezzana età.