VI. FAZIONI DI BARBARIE INTERROTTE.
Nè amo di trasferirmi io nè d’invitare a trasportarsi in quell’orrida stanza i miei leggitori che da troppe storie e da troppi romanzi storici hanno imparato quali atrocità sieno state commesse a nome della giustizia in que’ giorni malaugurosi. Mi limiterò a dire che tutto quanto di crudele poteva immaginarsi fu praticato a strazio dello sciagurato fin da quest’ora fattosi per noi oggetto soltanto di compassione; che la costanza di lui non fu smossa; che forse sarebbe morto tacendo sotto i tormenti, se un nuovo avvenimento non avesse intimata una tregua all’inumana demenza de’ suoi carnefici. La folla rimaneva al di fuori immobile ed ansiosa di conoscere quali scoperte avrebbe portate questa barbara quanto sciocca ed inutile prova, allorchè venne annunciata ai giudici, tutti accaniti contro ad una vittima sola, un’altra nidiata di vittime sorprese dalle guardie della giustizia.
Nella notte successiva alla festa già per noi descritta della Natività della Vergine, il capo de’ masnadieri si era recato, forse senza triste intenzioni in quel punto, nel suo covo della Bocca del Lupo ove trovavasi il rimanente della sua banda. Tenuto di vista da un drappello di milizia comunale, venne seguíto, e, investita dalla soldatesca la sua caverna, s’impegnò tal combattimento che costrinse i masnadieri ad una sortita funesta per gli assaliti, poichè molti di loro furono tagliati a pezzi e gli altri rimasero affatto scorati nell’accorgersi che il lor condottiero era rimasto seriamente ferito. I sopravvissuti allora si sbandarono e dopo aver vagato per diversi giorni fra i più inaccessibili e sconosciuti burroni si ridussero ad un luogo detto la Caverna di Totila poco distante da Rossano. Quivi, per quell’istinto forse che hanno in comune gli scorridori di saper discernere in un batter d’occhio il ricovero alla diversità delle contingenze più accomodato, convenne pure il loro capo vestito in foggia diversa dalla precedente e riavutosi alquanto dopo le riportate ferite. Accadde che stando in quest’antro egli ricevesse una lettera di cui fe’ mistero ai propri compagni e, letta la quale, uscì della caverna soletto a chiaro di luna. La cosa venne notata da due fra costoro soliti a vivergli maggiormente in confidenza. Seguitolo alla lontana, lo videro in lungo convegno con uno straniero che si separò poscia da lui lasciandogli il pastrano onde l’abbiamo veduto coperto. Di ritorno ai compagni, il Leone non fe’ ai medesimi alcun cenno del colloquio avuto, ma si limitò a congedarsi da essi per tutto il giorno successivo, promettendo di additar loro in appresso una più utile spedizione.
Nella sera i due compagni che gli aveano tenuto dietro la notte innanzi, e che nol vedeano ritornare, uscirono soli per consigliarsi fra l’ombre e nel silenzio delle foreste. Quivi, oltre al sospetto in cui lo presero per quel modo suo misterioso, adescati anche dalla ghiotta taglia promessa a chi consegnerebbe nelle mani della giustizia il capo de’ masnadieri, adottarono entrambi il partito di andare a denunziare il nascondiglio di lui e de’ suoi compagni alla giudicatura di Rossano; il qual tradimento non appena ebbero concepito, si posero in cammino per mandarlo ad effetto.
Era già l’alba quando, scontratisi in una squadra del tribunale stesso cui s’avviavano preceduta da due bargelli, si presentarono coraggiosamente a questi i due mascalzoni con la grida alla mano che li facea certi della promessa mercede.
— Seguiteci tosto, miei signori — lor dissero — e vi consegniamo prima di giorno il Leone ed i suoi compagni.
— Dove? — chiesero a costoro i bargelli.
— Alla Caverna di Totila.
— Infatti ne è stato detto che i compagni del Leone possano esser colà, e le vostre vite ce la pagheranno se non ci sono — fu risposto alle due spie che nell’atto stesso vennero leggiadramente legate; — ma quanto al Leone, son corse di belle ore, figliuoli cari, da che è stato sorpreso sul Mediterraneo e condotto alla corte di giustizia di Cosenza ove fra poco farete la vostra bella comparsa anche voi. —
Come rimanessero scornati e atterriti que’ due ribaldi è inutile il dirlo perchè il fatto parla da sè; era soltanto necessario l’indicare il caso occorso a costoro per far noto come tutta quanta la carovana de’ masnadieri si trovasse ora al tribunale di Cosenza, ove i due più vigliacchi della ciurma dovettero accorgersi di avere ordito il più nero ed inutile dei tradimenti all’infelice che, per non palesare i lor nomi, avea sopportati con coraggio i più orrendi tormenti.