Apparecchiatosi dunque a sollazzi di nuovo genere, il Bargilone eccitò i giudici a trasferirsi nuovamente alle lor sedi; poi si fece venire innanzi tutti i prigionieri condotti poc’anzi al tribunale ed il misero Leone ridotto dopo i sofferti strazi allo stato di moribondo.
Non lasciata ignorare alla miseranda sua vittima l’atrocia de’ due traditori compagni, con trionfante ironia soggiunse:
— Vedete che non vi mancano buoni amici!
— Non avevo fatto conto su l’amicizia loro nè su quella omai di nessuno sopra la terra — rispose con voce fioca il paziente.
— E voi — si volse il capitano di giustizia a tutti gli altri colpevoli — vi farete pregare come lui per dire quello che sapete e meritarvi così qualche maggior commiserazione dalla giustizia?
— Quanto a me — saltò su il più traditore di quegli scellerati — son pronto a dire tutto quello che so.
— Se si tratta di me — disse lo sfortunato reo principale — ero già pronto a dir tutto io medesimo.
— Non tutto, camerata — soggiunse il gaglioffo che aveva parlato dianzi. — Voi non v’immaginate forse quello che possa dir io. Nella vostra fretta di abbandonarci per sempre vi lasciaste cadere, senza accorgervene, la lettera di quel tal vostro amico misterioso.... —
L’infelice cui questi detti furono vôlti divenne pallido come la morte.
Il capitano di giustizia spalancò due occhi avidi sul malvagio denunziatore.