L'apparizione del Neoplatonismo e l'immensa azione che ha esercitato sullo spirito umano è un fenomeno di suprema importanza nell'evoluzione del pensiero e della civiltà. Il Neoplatonismo rappresenta il fallimento completo del razionalismo platonico ed aristotelico e di tutte le scuole che erano successe ai due grandi organizzatori della filosofia antica. Questa si era affermata sul concetto della distinzione assoluta della materia e dello spirito, del sensibile e dell'intelligibile, e, si era accinta, ragionando sull'idea, sullo spirito, sull'intelligibile, a ricostrurre idealmente il mondo, con una fiducia completa nella ragione astratta, nella solidità di creazioni ideali, innalzate coll'ammucchiamento di materiali logici cavati dalla miniera del pensiero, ma non esposti al fuoco dell'esperienza e dell'osservazione. Il risultato di questo immane lavoro altro non poteva essere che la formazione di miraggi razionali, che scomparivano quando l'osservatore cambiava il punto di vista, così che l'umanità, dopo lunga serie di secoli, sentì il bisogno di qualche cosa che meglio acquietasse le sue ansie e le sue aspirazioni. Allora, nell'anarchia dei sistemi che metteva capo ad uno scetticismo senza uscita o ad una rassegnazione eroica ma sconsolata, apparve il Neoplatonismo, il quale prese da Platone lo spirito, l'idea, Dio, ma non già per vedervi un principio essenzialmente razionale con cui muovere alla ricerca della verità, bensì per affermarlo come un principio, per eccellenza, soprarazionale e soprannaturale, in cui la verità giace irremissibilmente nascosta.

La conoscenza razionale, pel Neoplatonismo, non [pg!158] è che un gradino intermedio fra la percezione dei sensi e l'intuizione del soprannaturale. L'idea suprema non si ritrova già in ciò che costituisce il contenuto reale e conoscibile del pensiero, ma in ciò che ne è la base invisibile, il fondo inscrutabile. Il trascendente è posto come la suprema realtà. Le forme intelligibili non sono che i mezzi transitori pei quali l'energia dell'essere trascendente e senza forma si espande nel mondo. Tale affermazione del soprarazionale e del soprannaturale, come origine e ragione del mondo, aveva la necessaria conseguenza che l'uomo, non potendo avvicinarglisi col mezzo della ragione, si sentiva costretto a rivolgersi alla fantasia, la quale poi lo portava al misticismo ed alla superstizione, e siccome, nella vita umana, l'unione con Dio difficilmente si raggiunge con le sole forze dell'anima, così si riconosceva necessario l'aiuto esterno delle religioni positive. Pertanto, il Neoplatonismo divenne, sopratutto nello svolgimento che ebbe nel secolo quarto, una filosofia per eccellenza religiosa, una filosofia che venerava e voleva tener vive tutte le religioni antiche, rinnovandole, però, coll'interpretazione simbolica dei loro miti naturalistici. E il Neoplatonismo non sentiva che quel rinnovamento non voleva dire la restaurazione, ma, bensì, la rovina delle antiche religioni, le quali erano da lui forzate ad un ufficio inadatto alla loro natura, erano propriamente otri vecchie che dovevano scoppiare per la pressione del vino nuovo che vi si versava dentro. Infine, il Neoplatonismo, nel secolo quarto, era un Cristianesimo senza il Cristo, un Cristianesimo che non aveva una divinità storica e reale, e che metteva, al luogo di questa, i vuoti fantasmi di divinità del tutto esaurite, le quali ormai non potevano avere altra esistenza che quella di fantocci insulsi o di simboli incomprensibili.

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Se non che, io qui vorrei fare un'osservazione che risulterà meglio chiarita nel progresso di questo studio, ed è che il Cristianesimo ha vinto il Neoplatonismo non solo per effetto delle sue virtù, ma anche per quello de' suoi vizi. Infatti, il Cristianesimo, fin dai primi suoi tempi, si era costituito disciplinarmente e si era creata un'organizzazione gerarchica. Fu l'esistenza di questa gerarchia che persuase Costantino a farsi un'alleata della Chiesa cristiana, la quale da quell'alleanza ebbe il suo riconoscimento, diventando uno degli elementi costitutivi del complicato e putrido organismo dell'impero romano-bizantino. Ma il Cristianesimo doveva necessariamente pagare la sua vittoria coll'infettarsi di tutti i mali di cui era afflitta la potenza mondana a cui si abbracciava, e noi già vedemmo come l'ideale della moralità cristiana andasse a rifugiarsi nei conventi e nei cenobî degli asceti. Il Neoplatonismo, il quale non aveva mai saputo organizzarsi, ed era rimasto allo stato di un'opinione, di un'aspirazione, di una dottrina personale, non offriva all'Impero nessuna forza, nessuna nuova risorsa, e l'Impero lo sprezzò. Il tentativo di Giuliano di interessare il Neoplatonismo nell'Impero, come lo zio Costantino vi aveva interessato il Cristianesimo, fu incompreso e considerato dagli uni come lo scherzo innocuo di un idealista, dagli altri come il delitto di uno sciagurato apostata. Ma il punto più curioso di questa storia è che il Neoplatonismo, essendo rimasto appartato nella solitudine dei suoi Misteri e delle sue meditazioni, aveva conservata un'apparenza di idealità che il Cristianesimo, al contatto del mondo, aveva necessariamente perduta. Pertanto, il tentativo di Giuliano di restaurare il Politeismo contro il Cristianesimo ebbe, per quanto la cosa possa parere strana, [pg!160] anche il significato di una restaurazione morale. Fu questa una delle ragioni, e non certo l'ultima, per cui quel tentativo cadde miseramente. I dissensi fra Giuliano e gli Antiochesi, così amaramente narrati nel Misobarba, vennero appunto dal fatto che il neoplatonico e severo imperatore voleva correggere e moralizzare la cristiana e corrotta città. E gli Antiochesi non avevano nessuna inclinazione a seguire le esortazioni del moralista imperiale, e trovavano assai più di loro gusto il cristiano Costanzo, con le sue turbe di eunuchi, di parassiti, di giocolieri, con le sue feste ed i suoi teatri, che l'ellenico Giuliano il quale divideva il suo tempo fra le cure dello Stato e i libri e si chiudeva in una specie di filosofico ascetismo.

L'insuccesso del Neoplatonismo religioso, tragicamente constatato nella catastrofe di Giuliano, non portò, come conseguenza, l'insuccesso filosofico, chè anzi il Neoplatonismo ebbe la sua rivincita nella teologia ortodossa. I suoi numi simbolici son caduti davanti al Dio cristiano, ma il Cristianesimo dogmatico si è imbevuto della sua dottrina e ne ha fatta la sua metafisica, e questa ha soffocato con le sue propagini l'albero divino del Cristianesimo evangelico, e gli ha impedito di portare i genuini suoi frutti.

Ma vediamo meglio cosa fosse, nella sua essenza, questa filosofia neoplatonica che fu il vitale nutrimento dell'apostata imperiale.

La decadenza del mondo antico, la dissoluzione delle sue basi morali e religiose, lo scetticismo filosofico prodotto dalla successione di sistemi i quali, non avendo nessun substrato di verità, si distruggevano [pg!161] l'un l'altro, tutte queste cause che agevolarono la diffusione del Cristianesimo, avevano, insieme, promosso un movimento parallelo nel pensiero greco verso una percezione immediata ed estatica della divinità, la quale ravvivava, simbolizzandolo, l'antico Politeismo e rispondeva alle esigenze ed alle aspirazioni morali che agitavano e tormentavano l'anima umana. Da questo movimento di pensiero e di spirito è uscito, nella prima metà del secolo terzo, il Neoplatonismo, il quale, nel nome e con elementi tolti alla dottrina di Platone, creava un nuovo sistema filosofico che poneva, a principio dell'universo e della natura, il soprannaturale, e trascinava poi la ragione a sprofondarvisi, abdicando ai suoi diritti. La storia del Neoplatonismo si divide in tre periodi; il primo, quello della fondazione del sistema e del suo svolgimento teorico, per opera di Plotino, va dal 200 al 270; il secondo, il più interessante per lo studio nostro, quello della sua elaborazione pratica e dell'applicazione al rinascimento del Politeismo, dal 270 al 400. Vi posero mano, successivamente, Porfirio, Giamblico e i suoi discepoli, fra i quali Giuliano; il terzo periodo, dal 400 al 529, è quello della scuola d'Atene, in cui, per opera specialmente di Proclo, il Neoplatonismo si spoglia dell'apparato mistico e diventa un sistema didattico, che ebbe una grande importanza storica, perchè fu con le sue forme che la filosofia greca, esigliata da Atene per un decreto di Giustiniano, passò nell'Oriente, dove più tardi fu raccolta e salvata dagli Arabi che la trasmisero alla scolastica medioevale.

Il fondatore del Neoplatonismo fu Ammonio Sacca di Alessandria, un cristiano riconvertitosi al Paganesimo. Egli non lasciò scritti ma il suo grande valore è dimostrato dagli scolari illustri ch'egli ebbe, il cristiano [pg!162] Origene[188] e Plotino, il quale afferma di aver trovata la verità e la pace nell'insegnamento diretto del suo grande maestro. Ma, se Ammonio fu il creatore del Neoplatonismo, Plotino ne fu il rivelatore, coi numerosi scritti che ci pervennero ordinati e pubblicati dal suo allievo Porfirio.