Il gittare in mezzo a questo errore fondamentale di concepimento un principio morale, giusto e vero a nulla giova, perchè la falsità della concezione in cui vive la mente umana ne rende impossibile l'applicazione, anzi lo sterilizza e lo corrompe. Quando s'imagina che il mondo è governato da un Dio, fatto a somiglianza dell'uomo, un Dio che si guadagna con le preghiere, gli omaggi, le offerte, tosto le passioni umane, che vogliono essere soddisfatte, cercano e trovano la libertà del movimento in una religione formalista che dà all'uomo il mezzo di ottenere da Dio la desiderata impunità. Di ciò il Cristianesimo ha data una prova meravigliosa. Il Vangelo era stato propriamente la buona novella. Gesù era venuto a rivelare quel sublime principio della fratellanza e della solidarietà umana che è la sola fonte da cui può scaturire la moralizzazione del mondo. Ma la fonte si è subito ostruita. Il mondo non è stato punto moralizzato dal Cristianesimo, il quale, per l'errata concezione metafisica dell'universo e della divinità, è tosto diventato una religione di forme esterne e di dottrine fantastiche imposte come verità assolute, una religione, che, nelle gesta della sua onnipotente gerarchia, è diventata la negazione di sè stessa, ed ha data al mondo quella società feroce, selvaggia, terribilmente appassionata, senza pietà e senza amore, di cui la Divina Commedia e i drammi di Shakespeare ci presentano il quadro vivente.
❦
Giacomo Leopardi, allorquando, ancor giovanetto, nella solitudine del natio borgo, si sprofondava, con sì tragico abbandono, nella voragine sterminata dei [pg!509] suoi pensieri, scopriva nella ragione la causa del disordine sociale, e la rendeva responsabile dell'umana infelicità. Dalla ragione, dalla sola ragione venivano tutti gli errori, in mezzo ai quali, l'uomo, staccandosi dalla natura, s'era andato perdendo ed intricandosi, come in una rete da cui non poteva liberarsi. Il Leopardi trovava, in questa sua convinzione, la conferma del mito biblico della caduta dell'uomo. Fu l'uso e l'abuso della ragione che ha allontanato l'uomo dallo stato di natura. In questo stato egli era guidato dall'istinto, duce infallibile perchè limitato alla realtà dei fenomeni; nello stato ragionevole, l'istinto cede il posto alla ragione, la quale si pasce d'errori e di larve ed imagina un mondo che non risponde alla verità. Ed è supremamente interessante il vedere come il Leopardi, scrutando, con singolare acume d'osservazione, il problema del destino umano, trovasse, nel suo sistema, la spiegazione del Cristianesimo e della vittoria da esso riportata. Quando gli uomini furono giunti ad un certo grado di coltura e di civiltà, la ragione non bastò più a sè stessa, perchè scomponeva e distruggeva, con le proprie mani, quelle illusioni che aveva create e che erano indispensabili per render tollerabile la vita all'uomo. L'umanità, pertanto, sarebbe andata incontro ad una catastrofe, se non fosse venuta una rivelazione divina, la quale, all'infuori ed al di sopra della ragione, garantisce all'uomo l'esistenza di un mondo ideale, senza la cui certezza, la compagine umana, per l'effetto degli errori irreparabili della ragione, si discioglie come un edificio senza cemento.
Se non che, nel pensatore di Recanati sotto la teoria sta pur sempre il sentimento del nulla, il sentimento dell'infinita vanità del Tutto. Il mondo ideale, [pg!510] garantito dalla rivelazione, non è che un mondo di necessarie illusioni. Da qui l'attitudine disperata dell'infelice poeta che, riconosciuti gli errori della ragione, non vedeva altra salvezza che in un'illusione di cui, pur affermandola, dimostrava la vanità.
Ora il Leopardi era nel vero, quando additava nella ragione, che crea un mondo ideale basato sul falso, la causa dei mali e del disordine umano. Le società animali sono infallibili, perchè condotte, nell'esercizio delle loro funzioni, dall'infallibile istinto. Ma la società umana, finchè la ragione vi agisce con un'interpretazione errata ed illusoria della realtà, non potrà organizzarsi che nella violenza, nel delitto e nella sventura.
Tantum religio potuit suadere malorum!
è un verso che non si applica solo al sacrifizio d'Ifigenia.
Ma il Leopardi non seppe vedere che, se è vero che la ragione, colle sue astrazioni premature ed arbitrarie, ha la funesta facoltà di porre, alla compagine del Tutto, delle cause arbitrarie e fallaci, da cui consegue il danno di un'organizzazione umana basata sull'errore, è pur vero che essa ha, insieme, la provvida facoltà di correggere sè stessa, così che, a poco a poco, sostituisce, nella spiegazione dell'Universo, il concetto della legge al concetto dell'arbitrio, e, per questa via, riesce a togliere alla divinità la veste antropomorfica, di cui essa stessa l'aveva coperta, ed all'uomo il pregiudizio antropocentrico che essa gli aveva donato. L'Universo è un fatto razionale. Ma la ragione, fin dai primi suoi passi, volendo e non potendo spiegarlo razionalmente, lo idealizzava in un'illusione irrazionale. Ora, non è nella rinuncia alla ragione e [pg!511] nella persistenza nell'irrazionale che può collocarsi la salvezza del mondo e dell'umanità. Tale salvezza, come lo attesta tutta la storia del progresso umano, sta solo nel vero e nella luce crescente di un'idealità, che razionalmente lo rappresenti e lo simboleggi.
❦
Fu infatti il pensiero scientifico che ha data una nuova orientazione alla nave dell'umanità. Il giorno in cui prese inizio il movimento verso un nuovo orizzonte non venne a coincidere col giorno in cui il Cristianesimo gittò nel mondo un nuovo principio morale, per quanto perfetto e sublime esso fosse, ma, bensì, con quello in cui la ragione cominciò a squarciare il velo dogmatico che le toglieva la vista della realtà, cominciò ad osservarla e sperimentarla nella sua oggettiva consistenza. Copernico, Keplero, Bacone, Galileo, Newton furono i nocchieri che piegarono la nave dal solco fino allora seguito. Ma ci vollero secoli ancora prima che la conoscenza razionale della verità diventasse un fattore efficace di evoluzione sociale. Il gran fatto del secolo decimonono, il fatto pel quale può dirsi, per eccellenza, il secolo novatore, è quello appunto di aver fondata l'organizzazione dell'umana energia sulla base della scienza, che vuol dire sulla base della verità.