A fare agresto.

Togli del taso, cioè groma di vino bianco: pestalo bene, fàllo cocere con vino o acqua, e sirà agresto.

ANNOTAZIONI:

[1] Il codice qui legge con pesce in sabato: parendomi lezione palesemente errata, mutai in sabato in insalato.[2] Il cod.: togli spinacie biette trepuce. È chiaro che qui si dee leggere: spinacci e biete trepice, o tripice, sincope di triplice.[3] Parole di difficile e dubbia intelligenza: per lo che tu vuoli.[4] Così il cod.: forse ventrello, dim. di ventre, che per similitud. indicherebbe la parte interna dell'uovo, cioè il tuorlo.[5] Nel cod. parola inintelligibile, perchè consunta.[6] Qui il cod. senza dubbio ha lezione errata, perocchè in iscambio di mangiare di zucche, dee leggere, secondo il buon senso, mangiare di lattuche, come ho posto.[7] Così il ms.: forse per similitud. volgarmente poppardelli o popperdelli.[8] Siranno per saranno, da sire: così molt'altre volte. V. il Nannucci, a pag. 462 dell' Analisi critica dei verbi italiani; Firenze, Le Monnier, 1843.[9] Cascio di briga! sembrami strano: tuttavia, se dovessi sporre la mia opinione, direi esserne uscita questa voce dal cambiamento del c nel g, come usavano di frequente gli antichi, e come in alcune parole tuttavia veggiamo: così dicesi mica e miga, spica e spiga, ed altre simili. Briga dunque io mi avviso essere tutt'uno con brica o bricca, femmine del bricco o montone; e del becco o caprone. Cascio di briga dunque potrebbe equivalere a cascio di pecora o di capra. V. anche lanota 42.[10] Vocabolo pretto romagnuolo.[11] Così il ms.: forse disbaccati, tolti dalle bacche, o da' baccelli, il che non sarebbe detto molto propriamente, per mio avviso: forse potrebbesi anche leggere distaccati, sottintendendosi da' baccelli.[12] Fognata l' h, come usavano gli antichi: funghi. Così più sotto troveremo sciumati per schiumati, ed altri simili.[13] Il cod. a questo luogo ha parole di niuna significazione; eccole: danati in libro e acciorj.[14] Così il ms.: forse carobbi, o garoffi, garofi.[15] Fognata l' h, come sopra in fungi: schiumato.[16] Il cod. legge qui e nell' Indice de' Capitoli: sarta cenito, parole di niun significato: le mutai in una sola, scrivendo saracenico, intimamente convinto, che per tal modo fosse a leggersi anche per le diverse sostanze aromatiche di che il brodo è confettato. Forse l'autore con mala ortografia scrisse sarra, che dal copista si cambiò in sarta, e l'ultimo t in cenito, fu male inteso, essendovi molta simiglianza ne' codici tra il t e il c. Se male corressi, sia come non fatto: altri indovini meglio.[17] Il cod. legge coualo con lineetta sopra l' o e l' u. V. laTavola appresso.[18] Il ms. ha sumacho: il sommacco è pianta assai nota.[19] Così legge il cod. Sembrami però strano, ripugnando al buon senso che si mescolasse nelle vivande amido non mondo, cioè amido immondo e sudicio: così pur si ripete alla pag. seguente,lin. 20. Forse in origine ben mondo, che fu letto bon mondo, e da bon si trasse il non. Potrebbe anche essere proceduto tale errore dall'avere il copista male inteso amidon (alla spagnuola amydon ), e quindi per astrazione sostituito amido non. Ma sia come si vuole, l'amido non mondo, non mi ci entra.[20] Il cod.: poi così bolliti e non bolliti.[21] Il cod. ha per soprappiù: de la salsa cercha tra l'altre; ma quale salsa? io omisi questo brandello, perchè troppo interrotto rimaneva il concetto: forse manca qualche altra parola.[22] Mesedati, pretto bolognesismo: mescolati.[23] Uselli; proprio del favellare romagnolo: uccelli.[24] Vocabolo d'antichissima origine, che vale guastada, caraffa. V. laTavola appresso.[25] Così il ms.; non saprei come qui indovinare; forse saepius tagliato; almeno così se ne trae una significazione.[26] Si riferisce l'autore all'articolo del Giardino, posto più innanzi, allapag. 75.[27] Nel cod. parole di dubbia intelligenza: e ex coriatam: interpreti e indovini chi vuole.[28] Così il ms. Striccare in buon toscano vuol dire strigare, distrigare. E striccare in alcune provincie italiane vale stringere, unire premendo, e simili.[29] Così legge il ms., ma senza dubbio qui è difetto di lezione.[30] Ine, ivi: è voce comune al dialetto sanese. Intorno a questo vocabolo ed a' suoi vari significati V. lo Spoglio del ch.mo signor cav. Polidori: sta dopo gli Statuti Senesi.[31] Così il ms.: certo non ricordò l'autore prima d'ora che in cotali vivande si potessero ponere cose preziose, cioè oro, e petre preziose.[32] Si per se, proprio a tutti gli scrittori antichi: sarebbe anche più comune, se gli editori lasciassero i testi nella loro integrità perfetta.[33] Così il cod.: sembrami che quelle carni qui ci stieno a pigione.[34] Coll'arte dei polli: idiotismo: coll'arti dei polli, cogli arti: ma vedi laTavola appresso: oni antiqu. ogni.[35] Così il ms.: maggiorana.[36] Forse versugo, o verzume.[37] Schibezia: mutato il v consonante nel b, come in bomere, in boto, in boce e simili, per vomere, voto e voce; aggiuntovi l' i alla finale per istrascico, secondo l'antico costume, come in penitenzia, astinenzia ecc. Onde ridotta questa parola alla grafia in uso, ne esce: schivèza, schivezza, ( schifezza ).[38] Il cod. diversi.[39] Così il cod.: forse e pepe.[40] Per quanti uccellatori m'abbia domandati, a sapere che cosa sieno i malardi, niuno mel seppe dire: è probabilmente alcuno uccello che per la specie s'avvicina all'anitra. Se in iscambio di savore per malardi et anatre dicesse: savore per anatre et malardi, avrei sospettato che, a preferenza di malardi, si fosse dovuto leggere valardi, vallardi, cioè uccelli di valle.[41] Il cod.: di civera: è assai facile scambiare una r in un c o nello scrivere, o nell'interpretare lo scritto.[42] Il cod. dibria: io ho disseparata la parola, scrivendo di bria, per convenienza a quanto dissi alla nota 9. Bria sarebbe dunque sincope di briga: se errai, sia come non detto. Confesso il vero, potrebbesi qui scrivere d'Ibria, cioè d'Iberia; perchè, come oggi sono in voce di ottimi i caci di Montecavallo e di Olanda, così una volta potevano quelli della Spagna. Infine dirò, che, non meno a questo luogo, che alla pag. 18, potrebbe esser corso uno strafalcione, e che s'avesse in sostanza a leggere, non già di briga, o di bria, o d'Ibria, ma sì bene d'ibrice, o di bibrice, dal lat. berbix; capra: ma come che sia, lascio che altri indovini con miglior senno e a suo talento, e del mio fantasticare si passi il cortese leggitore.[43] Il cod. in cutial o in cucial, parola di niuna significazione: se incocili non istà bene, il savio lettore corregga meglio.[44] Pastino è voce latina, e vale, secondo i vocabolaristi, divelto; non se n'allega che un solo es. del Crescenzio: procede da pastinare, che vuol dire rivoltar la terra, diveglierla molto sottilmente e profondamente. Caulo di pastino dunque vorrà interpretarsi per cavolo coltivato in terreno di forte lavoragione: in alcuni paesi della Toscana è voce tuttavia in uso.[45] Il cod.: nei dì di giugno: qui non ci ha bisogno di scusa se mutai nei dì di digiuno.[46] Antiqu. vôti. Comunissimo è negli antichi testi l' i intromesso nelle parole. Ne troviamo ess. in Pucciandone Martelli da Pisa, in Tommaso Buzzuola da Faenza, in Antonio del Beccaio da Ferrara, in Ciullo d'Alcamo, in Fra Guittone d'Arezzo, in Bonaggiunta da Lucca, e in cent'altri: onde noti sono il faite per fate, erraita per errata, guairi per guari, bailìa per balìa, mainera per maniera, guaitare per guatare, ec. ec.[47] Così il ms.: manca la prep. in, intridilo.[48] Levaduro corre tuttavia per le bocche del popolo dell'Emilia, e vale levame, lievito, fermento.

TAVOLA

di alcune Voci e modi di dire che si trovano in questo libro, non registrati nella quarta impressione del Vocabolario della Crusca, o mancanti degli opportuni esempi.

Abbrusticare. Abbrustolare leggermente ( Pag. 31, lin. 14 ). Fà poi abbrusticare del pane bianco infuso in tuorla d'ova dibattute, e metti nel savore predetto.

Manca questo verbo al Vocabolario.

Abbrusticato. Add. da Abbrusticare. Abbrustolato leggermente ( Pag. 42, lin. 16 ). Togli pane abbrusticato, un poco di zaffarano che non colori, spezie, e fegati triti.

Manca ai Vocabolarii. Trovasi altre volte in questo libricciuolo. A Pag. 72, lin. 10 abbiamo pur brusticato.