Il capitano stesso affrettava le ultime manovre ed il piloto curvo sulla guida fissava l'apparsa città, allorchè dalle caldaie si gridò con voce alta e sonante, con impeto disperato: Fuoco! fuoco! E nel medesimo tempo uno scoppio terribile ghiacciava il sangue nelle vene agli astanti.

IV.

Poco dopo una fiamma alta e viva arrossava le onde. La macchina della nave era scoppiata ed i fianchi di questa mal robusti per resistere al violento urto andavano man mano squarciandosi. Il fuochista rimase morto, ed intanto fra sì disperata confusione d'uomini e attrezzi l'acqua irrompeva a larghi fiotti attraverso i vani e il Ciullo affondava. I passeggieri stretti in gruppo sulla tolda gettavano grida addolorate e miravano con lugubre esitanza quello sfascio completo, irresistibile. Il capitano però e l'equipaggio, benchè esterrefatti e sconsolati, lavoravano a tutt'uomo a rattener colle pompe l'elemento invasore, e qualche mozzo sceso nella stiva sudava a turar fessure e precipitar pesi, ma invano. L'acqua cresceva, cresceva, la nave era irreparabilmente perduta!

—Emma mia, Emma mia… salvati, salvati!

—Oh madre mia! morir sì giovane… in mare!

—Emma, vieni a me.

—Arrigo, Arrigo, salva mia madre!

—Ah sciagura! qual'orribil fine! la nave cola e nessuno ci aiuta!

—Aiuto, aiuto!

—La mia cara Emma… Emma mia… baciami in volto…