—Però… animo, Polo… coraggio e costanza.

E così dicendo il dottor Cipriano uscì.

Era il dottor Cipriano uomo di cinquant'anni, di ritta statura, altero, grave. Calvo e giallognolo, il suo capo aveva un impero indefinibile, tanto da incuter rispetto e tema in chi lo guardava. Gli occhi neri, lucenti, muovevansi celermente nell'orbita, ed in quello sguardo si scopriva l'acutezza indagatrice; la bocca sempre chiusa lasciava mai o quasi scorgere attraverso le pallide labbra i denti ancor sani ed interi. Teneva di consueto le braccia incrociate, il passo era lento e misurato, il moto della persona dignitoso e solenne. L'abito nero, elegante e slacciato gli scendeva in falde lungo i fianchi; nessun ornamento dorato gli splendeva sul panciotto pur nero, e ricercata calzatura teneva ai piedi. Personaggio molto stimato e in Pozzallo e nella contea tutta, godeva riputazione d'uomo influente e colto, apparteneva all'Accademia di Modica, aveva casa, giardino e poderi al Zango, e due volte al mese scendeva a Noto in qualità d'ispettore delle scuole. Affettava protezione pel giovane Polo e spesso desinava col suo «adorato figliuolo.»

Conosceva i Brancato da molt'anni, e col padre di Polo aveva avuta stretta dimestichezza. Educatore di questo dall'infanzia, frequentavane il palazzo e grande autorità vi godeva. Grave alterco ebbe un dì col padre Brancato, e da allora in poi erasi licenziato, mantenendo però una larva d'affezione al discepolo. Assai s'era parlato di sì clamorosa rottura, nessuno seppene bene il perchè.

Profondo ricordo, del resto, dovevano averne tutti conservato, essendochè e Polo mai parlava del padre in presenza del dottore e Cipriano smarriva ogni allegrezza al solo rammentarsene!

Appena ebbe abbandonata la sala, Cipriano s'arrestò, levò in alto la destra, e volgendosi alla porta per la quale s'accedeva allo studio di Polo, sussurrò con voce rantolosa e sprezzante:

—Speri vincer la prova?… aver fama dal tuo libello infernale? ottenere il titolo?… no, no, giovinastro, disilluditi… tra te e la cattedra sta Cipriano!… non ancora è cancellata l'onta… pensa, fanciullo, al 14 aprile!

Gli occhi sfavillarono d'indegno tripudio, ed un guizzo di codardo orgoglio corse al dottore per tutta la persona. Affrettò i passi, e giunto sul loggiato, salutò colla mano e col viso composto a paterno sorriso il giovane allora comparso al balcone; onesto e sincero, poteva Polo sospettare la perfidia di Cipriano? Ad un servo che gli schiuse i cancelli fe' ringraziamento col leggiero chinar del capo, e dalla scalea per la quale si scendeva nella piazza del borgo mosse alla volta della via di Scicli. Là giunto, salì nella carrozza che l'attendeva, e al cocchiere che lo interrogò disse in tono mellifluo e piacente:

—A Modica!

Polo seguì dal balcone la partenza del maestro, e il rumore delle ruote era già tutto cessato che ancora teneva lo sguardo sulla strada dei colli. Alfine si scosse, s'accostò al parapetto del ballatoio, vi poggiò i gomiti, e piegando lentamente la persona mirò con occhio stanco il mare poco lontano.