—Che dite mai, Polo? perchè queste malinconie?

—Potrei non tornare… non è egli possibile che una palla m'uccida o un gendarme mi chiuda in Sant'Angelo? Vorrei dunque, dottore, che allora… ma solo allora… lo pubblicaste, dedicandolo per me ai nuovi martiri!

—Polo! ho fede che non adempirò al mandato… perocchè tornerete. Ma dato che la sorte… vi corra funesta… dato che Cipriano più non debba rivedervi… allora, oh si, solo allora… affiderò alle stampe la vita di Socino.

—Grazie, maestro, grazie!

—Non dubitate, Polo. Aveste sempre in me l'amico più fidato… sempre vi sarò legato coi sacri vincoli dell'affezione!

—Cosicchè… anche morto… avrò in voi un amico, un difensore?

—Oh Polo! cessate, ve ne scongiuro! queste tristezze mi trambasciano, potreste dubitarne? a me rimarrà sempre in pensiero siccome scolpito a lettere di bronzo il nome del figliuolo di… Matteo!

—Solo il nome?

—Oh no, Polo mio… non v'amo, io, povero vecchio, come nessun padre amerebbe?

E Cipriano, con effusione d'affetto irresistibile serrò al petto il giovane Polo; il quale commosso alle lagrime e in quella mestizia tripudiante abbracciò con figliale tenerezza il maestro baciandolo e ribaciandolo.