—Intanto, disse Leoni, io ringrazio la signora principessa e monsignore; quando verrà il giorno del cimento, pregherò il cielo che mi dia forze bastanti all'impresa.

Poi si alzò salutando, e uscì. Anche il giudice si alzò, dicendo:

—Io pure riverisco la signora principessa, e prego umilmente monsignore di avermi nella sua memoria.

Poi camminando all'indietro, e intercalando quella marcia retrograda con riverenze da minuetto, uscì dal salotto.

La principessa e il prelato rimasero soli. Regnò qualche momento di silenzio. Monsignor Pagni fu il primo a romperlo, dicendo:

—È qualche tempo ch'io vedo una nube sulla fronte della mia cara cugina. Luigia, v'è qualche cosa che vi addolora.

—Nulla; v'ingannate, monsignore.

—Eppure sapete che da lungo tempo io sono uso a leggere nella parte più riposta del vostro cuore.

—Ebbene, che cosa vi leggete adesso?

—Un'occulta pena; voi non sorridete più; voi…. insomma non siete più la stessa.