—Oh! esclamò essa con indignazione. Io so bene quello che vale la vostra protezione! di voi altri santi pastori! È la protezione del lupo sopra l'agnello. E non l'ho provata io stessa? E non era una povera orfanella, giovinetta, sola, e innocente, quando fui affidata alla vostra tutela? Voi eravate il nipote di mio padre, maggiore a me di anni e di senno, incamminato nella carriera ecclesiastica, uomo di pietà e di religione!… Ebbene, voi abusaste indegnamente di quell'incarico sacrosanto. Valendovi del potere che vi affidavano le leggi ed il sangue, invece di difendermi, voi mi avete sedotta, tradita; e nel giorno istesso nel quale il vostro dito riceveva l'anello vescovile, io sola, abbandonata, sopra un letto di dolore…
—Basta! proruppe monsignore. Qualcuno potrebbe udirvi.
—Io divenni madre: e la mia sventura fu un mistero per tutti. Ma voi, snaturato, voi che non miravate ad altro che all'ambizione della casa, voi mi costringeste a sposare un uomo che io aborriva, minacciandomi, se io rifiutava, di pubblicare la mia vergogna. Questa fu la tutela, questa la difesa, la protezione che io m'ebbi da voi!… Ed ora io debbo sorridervi, porgervi la mano, chiamarvi caro cugino, e anche ascoltare in pace gli oltraggi che mi volgete col sorriso di miele sul labbro!
Un servo entrò.
—Signora principessa, disse, un uomo domanda di parlarvi.
—Ha detto il suo nome? chiese ansiosamente la signora.
—Ha detto di chiamarsi Giano.
—Ah! finalmente!… Venga.
Giano fu introdotto dal servo.
—Vieni, gli disse la principessa. Avanzati.