—Si…signor… giu…giudice!… Eccellenza!…
—A questo modo fai il tuo dovere? esclamò Marini tutto infuriato. Stai a far conversazione coi carcerati; e di più dici loro quello che non devono sapere! Penserò io a farti castigare! Ti farò cacciare in cella oscura, a digiuno rigoroso.
—Signor giu…giudice!
—Meriteresti di starci un pajo di mesi.
—Signor…
—Animo! prepara la stanza degli esami; portavi i lumi e tutto l'occorrente.
Petronio non se lo fece dire due volte, e corse ad approntare una stanza attigua a quel camerone, la quale serviva ad uso di cancelleria criminale per l'interrogatorio dei detenuti.
Marini si volse al suo cancelliere Passerini, ch'era rimasto rispettosamente indietro.
—Questa sera, disse, voglio assumere i costituti di Curzio Ventura, di Giuseppe Monti e di Gaetano Tognetti. Imparate, signor cancelliere, imparate l'arte del criminalista! Noi dobbiamo far tesoro delle ore notturne. Questi sono i momenti più propizi per esaminare i detenuti. Essi vengono svegliati dal sonno e subito tratti innanzi al giudice; si presentano all'esame tutti sbalorditi e confusi. Non hanno tempo di architettare un sistema di difesa, di preparare le loro risposte, e vengono a cadere nella rete da loro medesimi siccome uccelletti inesperti. Alla notte, signor cancelliere, sempre alla notte!
Petronio venne a dire che la camera degli esami era preparata. Il giudice e il cancelliere vi entrarono.