—Peggio per voi! gridò il giudice coll'espressione della più fiera minaccia.
Allora comprese il povero Monti a qual laccio era stato colto da quell'infame che gli aveva fatta balenare la speranza della grazia, e rappresentata la miseria della sua famiglia, per meglio estorcergli la confessione, e così spingerlo più facilmente sotto il taglio della ghigliottina. Tale era il suo infame mestiere!
—Doveva immaginarlo! gridò il carcerato scuotendo fieramente le sue manette di ferro. Voi altri non fate grazia se non che alle spie; ed io, stolto, mi sono lasciato adescare dalle vostre lusinghe, e vi ho prestata l'arma per colpirmi più facilmente! Non importa: mi avreste assassinato egualmente. Ma sentite: voi siete il giudice, io sarò il condannato; ebbene, io mi sento tranquillo nella mia coscienza; dite voi altrettanto, se lo potete!
—Riconducetelo nella sua prigione, urlò il giudice, e se parla ancora domatelo colle nerbate.
Petronio accorse, e preso per un braccio il prigioniero, lo trasse alla segreta, mentre col ruvido dorso della mano si asciugava una lagrima.
—Oh grazie! mormorò Monti, che lo sorprese in quell'atto.
La tacita compassione del suo carceriere lo compensava della durezza del giudice.
XIX.
Il figlio.
Frattanto il giudice inquisitore si fregava le mani, e diceva al cancelliere Passerini: