—Come ti chiami? cominciò il giudice, quando Tognetti fu alla sua presenza.

—Non lo sapete? Mi avete pur fatto chiamare.

—Sei Gaetano Tognetti?

—Se l'ho detto che lo sapete! perchè dunque me lo domandate?

—Meno arroganza, giovinotto, e rispondi a dovere. Come hai passata la sera del 22 ottobre?

—E voi, come l'avete passata?

—Rispondi a dovere. Come hai passata la sera del 22 ottobre?

—So molto io!… E chi se ne ricorda?

—Questi infingimenti sono inutili! esclamò il giudice, adoperando questa volta la ciera brusca, per atterrire il giovane Tognetti. Consta alla giustizia che in quella sera tu hai preso parte alla nefanda ribellione; consta che hai commessi misfatti e nequizie senza termine; consta che hai perpetrati omicidi, ferite, ed altri crimini e delitti; consta sopratutto, che ti sei macchiato del crimine di lesa maestà in primo grado.

—Consta, consta, consta! soggiunse Tognetti con piglio beffardo. E se vi consta tutto questo, perchè mi venite a interrogare?