—Mia madre! poveretta! esclamò Tognetti con tenerezza mista di rabbia. Voi altri infami la farete morire di dolore!

—Vedo che sei un peccatore indurito, soggiunse il processante, crollando la testa. Ritorna nella tua prigione!

E questo aggiunse con un gesto di ripulsione, con cui pareva dicesse le parole sacramentali degli esorcisti: Vade retro Satana!

Suonava appunto la mezzanotte, nel momento in cui Petronio rinserrava coi chiavistelli la segreta, ove era rientrato Tognetti.

—È mezzanotte! disse il cancelliere, sollevando per la prima volta la punta del naso dalle sue carte, e guardando il suo principale. Il pover'uomo sperava che fosse giunto il termine del lavoro, poichè dal grande scrivere aveva le dita tutte indolenzite. Ma la sua speranza fu delusa.

—Prima che ce ne andiamo, disse il giudice, voglio interrogare nuovamente Curzio Ventura. Appoggiandomi sulla confessione di Monti, potrò cavare qualche cosa anche da lui.

E a Petronio, ch'era di ritorno, al solito, col mazzo delle chiavi e la sua berretta nelle mani:

—Animo, disse, andate a prendere il detenuto Curzio Ventura.

Una carrozza si fermò in quel momento innanzi alla porta delle Carceri
Nove.

Era la principessa Rizzi, che giungeva con Maria Tognetti.