La principessa comandò a Maria di aspettarla nella carrozza; poi, dopo avere abbassato il velo sul volto, si presentò al cancello della prigione, chiese del capo-custode, e a questi mostrò lo scritto di monsignor Pagni.
Il capo-custode s'inchinò profondamente, e condusse la signora attraverso un labirinto d'anditi e di scalette, fino a quel tal camerone, a cui mettevano capo le porte di tante segrete, e nel quale vedemmo già il secondino Petronio lottare col sonno. Giunto quivi:
—Sono ai comandi di vostra eccellenza, disse il capo-custode, che aveva fiutato la gran dama.
—Come vedete, soggiunse la principessa, che teneva sempre in mano il foglio: quest'ordine di monsignore vi comanda di consegnarmi il prigioniero che io nominerò.
—Eccellenza, sì. Qual è il prigioniero che devo consegnarle?
—È…
La principessa Rizzi stava per pronunziare il nome di Gaetano Tognetti, ma nello stesso punto si arrestò, e invece di quel nome emise un grido acutissimo.
Essa aveva veduto aprirsi una fra le porte ferrate delle segrete, e uscirne scortato da un secondino un giovane prigioniero. Era Curzio Ventura, che veniva condotto da Petronio innanzi al giudice Marini.
Lo vide essa appena, che lo riconobbe: ma pure non credeva a' suoi occhi, e si avvicinò a guardarlo meglio nel viso; poi fra i singhiozzi esclamò:
—Curzio! Curzio! sei tu?