Intese la voce della madre il giovane, e mosse per abbracciarla, ma lo impedirono i ferri che gli tenevano strettamente avvinte le mani e le braccia.
Il giudice Marini, cui già pareva troppo lungo l'indugio del carceriere, che doveva condurgli dinanzi l'inquisito, all'udire, quelle voci, uscì fuori dalla stanza degli esami, e venne nel camerone, seguito a breve distanza dal suo indivisibile cancelliere Passerini.
—Che significa ciò? esclamò vedendo una signora in atto di favellare al detenuto. Che cosa cerca quella donna? cacciatela fuori!
La principessa allora si avvicinò al giudice, e sollevando il velo, che subito dopo abbassò nuovamente, gli mostrò chi essa era.
Il giudice si raumiliò tutto; e cercando di emendare le maniere ostili di prima a furia di servilità, s'inchinò fino a terra, dicendo:
—Eccellenza, che cosa comanda?
—Guardi questo foglio, diss'ella, mostrandogli lo scritto. Conosce il carattere di monsignor Pagni?
Il giudice processante lanciò sulla carta uno sguardo, con cui si assicurò ben bene dell'autenticità della firma, poi disse:
—Ma ella è padrona, padronissima, collo scritto e senza scritto; può fare e disfare quello che vuole.
La principessa si volse allora al capo-custode, e disse, indicando
Curzio: