—Il prigioniero che dovete consegnarmi è questo.

Ad un cenno del capo-custode, Petronio, tutto lieto, si affrettò a togliere le manette al detenuto.

—Venga, signor cancelliere, abbiamo finito, diceva intanto il giudice a Passerini; e questi, contento anch'esso come Petronio, raccolse in fretta le carte e le penne.

Marini, passando innanzi alla signora, si sprofondò nuovamente in un inchino, dicendo:

—Servo umilissima di vostra eccellenza! e si diresse verso la scala, seguilo dal suo caudatario.

—Curzio, affrettati, vieni! disse a Curzio la principessa.

—Dove? chiese il giovane sbalordito.

—In libertà, rispose ella, in libertà! Io posso salvarti; ma non tardare, vieni.

—Io dovrò fuggire, salvarmi, esclamò Curzio, mentre i miei fratelli rimangono in carcere, colla morte sospesa sui loro capi?

Essa non si attendeva quella resistenza; tremò che qualche ostacolo sopraggiungesse a frapporsi alla salvezza del figlio, e cercando un mezzo d'indurre Curzio a seguirla, esclamò: