—È una rete inestricabile, dalla quale non si potranno sciogliere gli accusati: è un documento, che rimarrà a infamia eterna dei nostri nemici.

—E alla maggior gloria del Santo Padre, soggiunse modestamente il cavaliere.

L'avvocato Leoni entrò nella sala, e salutò monsignor Pagni.

—Benvenuto, signor avvocato, disse questi. Vedete che ho mantenuta la promessa che vi feci in casa della principessa Rizzi. A voi è affidata la difesa degli accusati.

—Ho ottenuta la grazia, disse Leoni, e sono quasi pentito di averla impetrata.

—Eh capisco! soggiunse Marini, col suo risolino. Riandando il processo, vi siete persuaso anche voi della scelleraggine dei vostri difesi.

—No, rispose con forza l'avvocato, mi sono anzi convinto della loro innocenza!

—Come?

—Sì, della loro innocenza, e cercherò di trasfondere la mia convinzione nell'animo dei giudici. Ciò che mi rende titubante, e quasi smarrito, è la tremenda responsabilità che pesa sopra di me, ed io diffido delle mie deboli forze. Pazienza! io conosco qual'è il mio dovere, e spero coll'aiuto del Signore di compirlo.

—Dal lato nostro, disse monsignor Pagni, in tuono di compunzione religiosa, non bramiamo altro che di poter seguire i miti consigli della difesa. Preghiamo lo Spirito Santo perchè voglia illuminarci colla sua luce.