III.

Il principe Rizzi.

Francesco Rizzi di Castelgrande principe assistente al soglio pontificio, antico allievo dei gesuiti, abbarbicato da lunga mano ai caporioni della reazione, era uno dei più accaniti sostenitori del potere temporale del Papa.

La sua natura malvagia era apertamente rivelata dalle sue fosche sembianze. Allo, magro, stecchito, egli aveva radi capelli, tinta olivigna, naso grifagno, guardatura losca. Camminava di sbieco, parlava con voce rauca, profonda; v'era nella sua persona qualche cosa che suscitava istintivamente il ribrezzo.

Tale era l'uomo, al quale era congiunta coi vincoli del matrimonio la bella principessa.

—Mio marito! esclamò essa, con un acuto grido di terrore, quando lo vide apparire sulla porta, come bieco fantasma.

Egli si avanzò lentamente, in silenzio, mentre Curzio, interdetto, scostatosi d'un passo, guardava il nuovo venuto.

Giunto vicino alla moglie, il principe Rizzi le disse in tuono severo:

—Io vi chiederò, o signora, che cosa sia venuta a fare la principessa Rizzi nella casa di un povero muratore, dove io la trovo in compagnia di…

Qui egli s'interruppe, e volta un'occhiata sdegnosa sopra Curzio, proseguì in tuono sprezzante: