Curzio, testimonio di quella scena, non potè più frenarsi, e volgendosi al principe, disse:
—Mi pare che il signore abbia scelto assai male il suo momento per una spiegazione conjugale. Egli è, s'io non erro, un principe assistente al soglio pontificio. Ora che i nemici del potere temporale del Papa stanno per giungere alle porte di Roma, egli dovrebbe affrettarsi a sorreggere il soglio, che minaccia di crollare e cadere per sempre.
—Se tale è il mio dovere in questo momento, rispose Rizzi con fredda ironia, il dovere di un framassone, quale voi siete se io non erro, si è quello di recarsi in mezzo alla congrega, ed affilare il pugnale della sua setta. Ciò vuol dire che se io ho scelto male il momento di una spiegazione conjugale, voi sceglieste assai male l'ora di un abboccamento amoroso.
A quelle parole, che suonavano un atroce insulto per sua madre, Curzio stette per lanciarsi addosso al principe, gridando:
—Miserabile!
La principessa si frappose anche una volta: il giovane si contenne fremendo. Un riso sarcastico inarcò le labbra sottili di Rizzi.
—Signora, diss'egli, la vostra carrozza vi aspetta qui fuori. Quanto a voi, bel giovinotto, non tanto fuoco: ci rivedremo, ve lo prometto, ci rivedremo!
—Quando e dove vorrete, esclamò prontamente Curzio.
La principessa, onde por termine a una situazione tanto perigliosa, decise di seguire il marito; fece un segno di fervente preghiera verso il figlio, ed uscì con Rizzi, il quale l'accompagnò col suo cupo sogghigno sulla bocca.
—La lascerò partire con colui, così?… pensava Curzio. Ah no!