La parata degli zuavi in Piazza San Pietro, e il ricordo che il Segretario di Stato fece al Pontefice di una supposta promessa erano conseguenze delle loro manovre.

Gli zuavi erano schierati sulla piazza, col loro colonnello De Charette alla testa. Quando apparve scalpitando sotto gli archi del colonnato il primo drappello della scorta del Papa, i tamburi suonarono, la fronte di battaglia si allineò, e al comando del colonnello i soldati presentarono le armi. Al primo drappello di cavalleria successe quello dei gendarmi, poi l'altro delle guardie nobili, e finalmente apparve la splendida carrozza dell'erede del pescatore.

Allora gli zuavi s'inginocchiarono, la bandiera si abbassò, e il colonnello in ginocchio anch'esso sul terreno aspettò la visita del sovrano. La carrozza del Papa si fermò innanzi alla truppa; i servi apersero lo sportello. Il cardinale Antonelli e un prelato, ch'erano in compagnia del Pontefice, lo aiutarono a scendere.

Pio IX, seguito dal cardinale e dal prelato, mosse verso il colonnello, e gli fece il cenno della benedizione sopra la testa, poi percorse tutta la fronte del reggimento, guardando con visibile compiacenza gli armati e le armi, e trinciando ad ora ad ora segni di croce colla mano aperta verso i soldati genuflessi.

Poi il Papa si avvicinò di nuovo al colonnello, e gli disse:

—Ci consoliamo con lei: noi riconosciamo sempre i nostri bravi zuavi, e sempre più ci teniamo contenti di loro.

—Beatissimo padre! soggiunse De Charette, i miei soldati anelano sempre l'occasione di potere spargere di nuovo il loro sangue in difesa della Santità Vostra.

Il Papa mise un sospiro, e:

—Sappiamo, disse, pur troppo che il loro sangue fu sparso!

—Ne sono compensati a esuberanza dalla benevolenza di Vostra Beatitudine, ripigliò il colonnello. Poi aggiunse: E anche dalla severa giustizia, che ha colpito i loro assassini.