Anche nel fondo della loro prigione era giunta la voce del calore e della passione con cui li aveva difesi il giovane avvocato.
—Non posso dirvi, diss'egli, con voce soffocata dalla commozione, non posso dirvi, miei cari amici, quanto io sono addolorato di vedervi a questo punto. Tutto quanto poteva suggerirmi l'ingegno, il cuore, la coscienza, tutto ho detto per voi, ma inutilmente!
—Siamo persuasi di quanto ha fatto per noi, disse Tognetti. Ma è inutile: doveva andare così. La ringraziamo proprio di cuore.
—Non possiamo compensarla di tanta carità, se non col nostro amore, e anche per poco, soggiunse Monti.
—Miei cari, riprese Leoni, io avrei voluto procacciarvi la vita, la libertà, ahimè! non ho potuto. Solo un ultimo conforto posso recarvi. Vostra madre, Tognetti, vostra moglie, Monti, avrebbero voluto esser qui ad abbracciarvi per l'ultima volta, ma non è stato loro concesso. Io mi sono offerto di venire in loro vece; esse vi mandano per mio mezzo gli ultimi baci. Tognetti, abbracciate vostra madre.
Tognetti si lanciò ad abbracciare Leoni, singhiozzando e baciandolo, come se avesse baciato sua madre. Poi venne la volta di Monti, che intenerito del pari, non si stancava di mandare altri e altri baci a ciascuna delle sue creature.
—Signor avvocato, a lei mi raccomando, disse poscia Giuseppe Monti: la prego di pensare a' miei figliuoli. Dica alla mia povera moglie, che mi ha visto ne' miei ultimi momenti, che io era tranquillo, perchè sicuro nella mia coscienza, e perchè confidava nella misericordia del Signore, che non manca come quella degli uomini. Le dica che fino all'ultimo ho avuta in mente la sua memoria.
—Ed io, aggiunse Tognetti, la prego di andare, dopo che io sarò morto, a consolare mia madre. Le dia lei il tremendo annunzio nel modo che saprà dettarle il cuore. L'aiuti lei a sopportare questo colpo… se pure… potrà rimanere in vita!… Mi ama tanto!… Le dica che mi perdoni tutte le amarezze che le ho cagionate, e che, piacendo a Dio, ci rivedremo nel cielo.
L'amoroso colloquio fu troncato dai gesuiti, i quali, temendo forse che i condannati si occupassero troppo delle cose di questa terra, vennero a prenderli, perchè ciascuno di essi si confessasse.
Intanto sopravvenne un canonico di Santa Maria Maggiore, il quale disse messa all'altare della cappella, e dopo la messa, essendo terminata la confessione dei due pazienti, diresse loro dall'altare un fervorino d'occasione, poi li comunicò coll'ostia consacrata.