Verso sera alla vedova infelice, si presentò, una visita inaspettata, il colonnello De Charette, il comandante degli zuavi, quello stesso che aveva domandato al Papa l'onore di assistere alla esecuzione di Monti e Tognetti.
Egli entrò con aspetto triste e benevolo, si tolse di capo il cappello, e si avvicinò a Lucia, circondata da suoi figlioletti.
—Signora! diss'egli. La sventura che vi ha colpito è di quelle che non hanno riparo, ed io non venni a porgervi sterili parole di consolazione. Ma voi siete madre, proseguì accennando i fanciulli, che lo guardavano meravigliati e spauriti da quella nuova figura. Siete madre, e i vostri figli sono certamente la cosa più cara che vi rimanga al mondo. Vostro marito ha pagato il debito che aveva colla giustizia; il pensiero de' miei zuavi doveva volgersi naturalmente alla sua vedova e ai suoi orfani, che non ebbero nessuna parte nel suo fallo, eppure ne portano la pena, restando derelitti e soli sopra la terra. Lenire un dolore così grande e immeritato come il vostro, signora, non è possibile: ciò che possiamo fare si è di rendere meno trista la vostra sorte, provvedendo all'avvenire dei vostri bambini. Gli è con questo intendimento che gli zuavi pontifici, non serbando nessun rancore verso la famiglia del condannato, commossi anzi dalla vostra condizione infelice, hanno posto in comune delle offerte. Esse devono servire come ho detto a migliorare la sorte dei vostri figli, e come madre, non potete rifiutare quanto ho l'onore di porgervi a nome del corpo degli zuavi pontifici.
Posto fine al suo dire con un inchino rispettoso, il colonnello presentò a Lucia un portafoglio.
Lucia Monti balzò in piedi con uno slancio, e sebbene un tremito convulsivo l'agitasse, rimase ferma colla testa alta, e gli occhi fissi in quelli del colonnello. Essa era una povera popolana, non usa a studiare le frasi e i bei modi, in quel punto poi si trovava in tale stato di prostrazione, che male reggeva il pensiero: ma la naturale altezza dell'animo, e il tumulto dei sentimenti le dettarono in quel momento solenne, le parole più proprie a rintuzzare la tracotanza dello straniero, il quale sotto le apparenze della bontà celava la superbia, che coi suoi zuavi lo aveva spinto ad ostentare quel beneficio.
—Signore, disse con voce sicura, mio marito è morto! e voi lo avete ucciso. Bastava una preghiera degli zuavi, e in ispecie del loro comandante, perchè il Papa gli facesse la grazia. Ma voi altri invece lo voleste morto, voi altri lo avete posto sotto il taglio della ghigliottina. Ed ora venite ad offrirci delle monete come un prezzo della sua vita! Avete parlato de' miei figli! Ma sappiate, o signore, che io vorrei vederli morire ad uno ad uno di fame, piuttosto che cibarli col vostro pane. No, i miei figli non sono poveri; essi possedono una grande eredità, il nome del loro padre, il nome di Giuseppe Monti!
Ciò detto, Lucia con un gesto della mano indicò la porta al colonnello. Egli fece un altro inchino, ed uscì. V'era tanta nobiltà nel contegno di quella donna, ch'egli si sentì profondamente umiliato.
L'avvocato Leoni, reduce col cuore affranto della chiesetta di San Giovanni Decollato, dov'erano state deposte le bare, contenenti i resti di Monti e Tognetti, pensò che il dolore più atroce da consolare era quello della madre. La vedova aveva almeno un conforto, sebbene amaro anche esso in tanta desolazione: la vista de' suoi figli.
A passi ora lenti, ora affrettati, come di chi vorrebbe giungere a un tempo, e non vorrebbe, arrivò alla casa della Tognetti, dov'erano di guardia, come abbiamo detto, gli zuavi. La vecchia infelice stava prostesa in un letto, quasi assopita in quella calma, che segue un lungo sussulto convulsivo.
Sentì appena il passo dell'avvocato, che indovinando chi era si scosse, e spalancando gli occhi, li protese verso la persona che veniva. Per quanto dovesse aver perduta la speranza della grazia, pure una ostinata lusinga le stava nel fondo del cuore, che troppo insoffribile torna al cuore di una madre adattarsi all'idea della morte del figlio.