—Ebbene, vado subito. Attendi ai ragazzi, Teresa. Ritorno in un batter d'occhio. Ogni ora che rimango in Roma, mi pare un secolo. Pare che il terreno mi bruci sotto i piedi. Dammi lo sciallo. Grazie anche una volta, don Omobono.
E Lucia si avviò rapidamente verso la porta.
Il povero prete non ne poteva più; la fiducia di Lucia, la sua gratitudine, le espansioni del suo amor materno, erano altrettanti colpi di pugnale per lui, che sapeva d'esser venuto a far la parte di Giuda. E quand'essa, dopo aver baciati un'ultima volta i suoi figli, si avviò rapidamente, tenendo fra le mani il passaporto, egli non resse più, e la richiamò, gridando:
—Lucia, aspettate!
—Che cos'è? cosa vuole?
—Per quanto amate i vostri figli, non andate alla Direzione di
Polizia.
—Ma perchè?
—Quel passaporto è un inganno.
—Che cosa dice?
—Non mi chiedete altro. Salvatevi, fuggite, se potete, ma non fate uso di quel passaporto: quello è il segnale per farvi arrestare, per portar via i vostri figli.