—Ohibò! Ci avevano pensato i framassoni: ma siamo stati prevenuti a tempo. Tulle le misure sono prese, e non c'è nulla, proprio nulla a temere. Ma che avete? mi sembrate agitato.
Don Omobono era infatti irrequieto, tormentato dalla paura che monsignore scoprisse la coccarda. Però richiamò sulle labbra un sorrisino di tranquillità, e rispose:
—Io non ho niente, monsignore, proprio niente. Non è altro che la soddisfazione, la gioia che provo per l'onore che mi ha fatto vostra eccellenza reverendissima, degnandosi di venire a trovarmi…. gli è questo che… che…
—Io sono venuto, riprese monsignore, sono venuto per… Ecco qua: voi abitate in questa casa, non è vero?
—Eccellenza, sì; sto in quella stanza, là, quello è tutto il mio
appartamento.
—Questa è la casa di un soprastante muratore, non è così?
—Eccellenza, sì; si chiama Giuseppe Monti.
—E quella ch'era qui poco fa è sua moglie?
—Eccellenza sì.
—Ebbene, don Omobono: io ho saputo che gli sovrasta una disgrazia.