Non occorreva essere un'aquila d'ingegno per penetrare nella mente del prelato travestito. Certi casi sono così frequenti nella capitale del mondo cattolico, che si parano subito alla mente del più idiota.

Un monsignore, un dignitario della Chiesa, uno dei capi del governo pontificio, girando intorno per le vie di Roma, come un damerino, colla sua mantelletta di seta pavonazza appiccata leggiadramente sugli omeri, colla sua chioma arricciata, colle sue scarpette a fibbie d'argento, seguito dal domestico in gran livrea, adocchia una bella donna, s'informa per mezzo de' suoi agenti della sua condizione, del nome, della dimora. L'avventura è la più facile del mondo: si spargono dei dubbj sulla sicurezza del marito, del fratello, del padre, insomma della persona più cara che si abbia la donna. Si minaccia la libertà di quell'uomo, e con tale pressione si cerca di trascinare la misera sulla via del disonore. Ma s'ella resiste, se le minaccie tornano vane, allora si adoperano i mezzi più energici: l'arresto si opera davvero, e allora la povera donna vien posta nell'alternativa di veder languire il suo diletto in una prigione, e consumarvi la vita, o di mancare a' suoi doveri più sacri.

Ecco ciò che avviene ogni giorno nei luoghi soggetti al felice dominio del papa-re, per opera di coloro che con una mano inalzano la croce, mentre coll'altra stringono le catene del popolo.

È naturale adunque che don Omobono, conscio appieno di tali fatti, dopo quel primo cenno di monsignore, penetrasse addentro nelle sue recondite intenzioni.

E volendo andare innanzi ai suoi desiderj, disse:

—È naturale: se qualcuno pregasse per lui, per esempio… sua
moglie…

—Oh sì! rispose monsignore, affettando noncuranza, la moglie può destare compassione, e…

—L'ho detta io! pensava fra sè don Omobono.

—Voi la conoscete, proseguiva il prelato; potete parlarle, dirle il pericolo in cui si trova suo marito, consigliarla…

In quel momento il cappello, che il povero prete andava rotolando fra le mani, gli fuggì, e cadde a terra.