—In errore quanto vuole, proruppe essa di più in più sdegnata, ma quella è la porta, e la prego di andarsene.

A tale affronto le vampe della collera salirono al volto di monsignore. Fulminò con un'occhiata da tigre la donna, e con voce tremante di rabbia le disse:

—Potreste pentirvi di avermi trattato così!

Intanto don Omobono erasi avvicinato a Teresa, entrata allora nella stanza, e le aveva susurrato all'orecchio:

—Ditele voi che si rovina, che quello è nientemeno che monsignor
Pagni, un prelato, un giudice della Sacra Consulta!

L'effetto che il buon prete si riprometteva dal suo avvertimento fu ben diverso nel fatto.

Teresa, che già aveva letto qualche cosa di sinistro nella ciera del prelato travestito, e che ora si rendeva certa delle turpi intenzioni che avevano spinto quell'uomo malvagio nella sua casa, montò su tutte le furie, e senza alcun riguardo si diede a gridare:

—Un sacerdote che mentisce le sue vesti per introdursi in una casa di gente onesta, non può venirci che con cattive intenzioni! E se è poi un prelato che opera così, non può essere altro che un indegno ministro del Signore!

Poi, volgendosi a monsignor Pagni, che fingeva di non capire, esclamò con maggior forza:

—Ha inteso, monsignore?