—Zitto là! disse bruscamente il principe, e proseguì: Tu l'aspetti per farlo fuggire. Hai già pronti i cavalli che devono portarlo fuori di Roma, ed anche oltre il confine. Tu tieni lì in saccoccia…

—Che cosa? i cavalli?

—Il falso passaporto che deve servire per la fuga di quel giovane.

—Ma, eccellenza, per chi mi prende?

—Ti prendo appunto per quello che sei. Tu tieni anche in saccoccia la somma di duecento scudi romani, dei quali cento devono servire per tuo compenso, e gli altri cento per le spese della fuga.

—Vedo ch'ella è informata proprio benino, e io non persisterò a negare, purchè mi dica come mai ha saputo…

—Io so inoltre, che la persona, la quale ti ha dato quei duecento scudi insieme all'incarico di questa impresa, non è altri che la mia signora moglie, la principessa Rizzi: essa, che vuol salvare ad ogni costo il suo amante Curzio. Nega adesso, se hai coraggio.

—Io non nego nulla; vorrei solamente sapere come mai vostra eccellen…

—Zitto!.. Ora tu hai due strade da scegliere: una è quella di mettere in esecuzione il progetto della fuga; in tal caso sarai arrestato insieme a Curzio, tradotto alle Carceri Nove, e posto sotto processo a disposizione della Sacra Consulta.

—Questa strada non mi garba affatto. Sentiamo l'altra.