Giano ritornò al tavolo dei giuocatori, canterellando:

—La-la-laral-là! La-la-laral-là!

—Ohè! mastro Giano! gli chiese la Sora Rosa dal suo banco. Chi è, se è lecito, quell'omaccio nero nero, che ha parlato fino adesso con voi? mi ha tutta l'aria d'un beccamorti.

—Altro che beccamorti! disse Giano, Quello è nientemeno… sapete chi e?

—Chi mai?

—Un venditore di cerotti pei calli. Sì, proprio. Un uomo che ha l'abilità di farvi camminare diritto come un fuso. Mastro Matteo, eccomi qua: ripigliamo la nostra partita: a me le carte.

Un uomo entrò nell'osteria, e andò a sedersi inosservato in un angolo oscuro.

Era Giuseppe Monti. Egli era sfuggito quasi per miracolo alle carcerazioni di quei giorni. Niuno aveva sospettato di lui; nessuna spia lo aveva denunziato.

Ora che tutto era finito, egli avrebbe voluto partire da Roma senza ritardo. A lui solo non sarebbe riuscita difficile la fuga; ma egli non poteva lasciare esposta alle crudeli rappresaglie del Governo pontificio la sua innocente famiglia.

Troppo spesso i preti governanti sogliono vendicarsi della salvezza dei patrioti sui loro congiunti.