—Ho piacere di avervi incontrato, signor avvocato; è un dolce conforto quello di rivedere gli amici dopo i pericoli e la sventura.
—Grazie, signor giudice, grazie, rispose seccamente Leoni.
—Finalmente si respira liberamente, riprese Marini. I tentativi diabolici dei nostri perversi nemici andarono in perdizione. Il trono del Sommo Pontefice si basa ormai sopra incrollabili fondamenta.
—Sopra le armi francesi, non è vero, signor giudice? disse l'avvocato
Leoni con un sorriso impercettibile d'ironia.
—Le armi francesi furono mandate dall'Onnipotente a difendere il suo rappresentante. Gli empi satelliti dell'inferno furono vinti.
—Colla potenza delle armi spirituali!
—Ecco la signora principessa.
La principessa Rizzi entrava infatti nel salotto vestita con un elegante abito da mattina. L'affanno di una celata angoscia traspariva nel suo volto incantevole, come un'aura ineffabile di poesia.
Essa salutò con un grazioso inchino i due visitatori, che l'aspettavano.
Il giudice processante fece tre o quattro reverenze profonde, dicendo: